PRIMARIE PD, I SAVONESI TRA LA SPEZIA E LA VIA EMILIA

Sebbene (quasi) tutti gli amministratori ed esponenti del Pd savonese lo negherebbero con forza, la sfida tra Paita e Cofferati non sembra essere tra quelle destinate a scaldare gli  animi dei democratici nostrani. I duellanti, per chi vive all’ombra della Torretta, sembrano catapultati dalla terza dimensione e la scelta parrebbe ridursi al “male minore”, essendo una disfida tra una spezzina con solidi agganci nella realtà genovese (è la moglie di Luigi Merlo, presidente dell’Autorità portuale del capoluogo ligure) ed un immigrato di lusso, le cui radici non sono certo in Liguria, ma – come direbbe Guccini – tra la via Emilia e il West.

Più interessante appare l’analisi di chi è alle spalle dei due sfidanti ma, soprattutto, gli strani “connubi” che vi sono dietro. Cofferati è stato estratto come un coniglio dal cappello del prestigiatore, nell’assenza di personaggi anti-Paita. Il suo “secondo” è Federico Berruti, già aspirante candidato (poi ritiratosi polemizzando sulle regole delle primarie) e renziano di ferro della primissima ora. Questa strana coppia sembra parecchio male assortita, volendo intercettare sia lo zoccolo duro della sinistra sia i rottamatori, con il presumibile risultato di allontanare tanto gli uni quanto gli altri. Dall’altra parte, Raffaella Paita, erede designata di Burlando, dopo aver svolto tutto il cursus honorum all’interno dell’apparato del partito, si è lanciata nell’ingrato compito di mettere insieme diversi spezzoni del Pd. Missione compiuta, visto che è andata addirittura oltre fino a raccogliere l’appoggio degli “orfani politici” di Scajola, capeggiati da Franco Orsi. Un matrimonio politico benedetto anche dalla presenza del sindaco di Celle, Renato Zunino.

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In questo panorama, già di suo non chiarissimo, si inserisce inoltre l’ottimo Civati che addita al pubblico ludibrio l’asse Paita-Orsi, indicandola come un Patto del Nazareno in salsa ligure (forse al pesto…). Il cosiddetto Giamburrasca del Pd, che di giorno in giorno sembra assurgere più che altro al ruolo di Sbirulino, continua a navigare a vista. Le sue critiche – per quanto sensate – perdono di forza, non riuscendo a dissipare la fitta nebbia che avvolge il suo futuro politico. Forse sarebbe l’ora di uscire da questo limbo. Delle due, l’una: o Civati afferma: “Il vero Pd sono io. Sono qui per combattere l’equivoco renziano” oppure se ne va. In un partito, per essere credibili, non si può stare con una gamba dentro ed una fuori.

Gli orientamenti degli esponenti del Pd savonese, alla fine, più che a favore di Cofferati (ex segretario Cgil, ex sindaco di Bologna, ex promessa della sinistra quando ancora esistevano i Ds…) o di Paita (donna dell’apparato – sia detto senza ingiuria – con solide radici tra La Spezia e Genova), sembrano indirizzarsi verso un derby pro o contro il primo cittadino savonese, dal cui risultato dipenderà anche il suo futuro politico.

Ora il pallino è in mano a chi andrà a votare alle primarie. Dall’affluenza – più o meno elevata – si potranno già trarre alcuni conclusioni. Qualora dovessero rivelarsi un flop (come già avvenuto in altre realtà) forse i democratici dovrebbero rivedere questo meccanismo. Compito di un partito è – anche e soprattutto – quello di selezionare il proprio personale politico: se un appuntamento nato per avvicinare i cittadini alla politica si dovesse risolvere solo in una conta tra gli iscritti (e poco più), forse si potrebbe pensare di rivalutare le scelte assunte nelle “fumose stanze” che, perlomeno, avevano il pregio di prevedere anche una discussione e non solo un mero esercizio aritmetico.

Matteo Lai

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