LA STAMPA LIBERA e “SE LA SONO ANDATA A CERCARE” cit.

Qualcuno qua in Italia, se fosse ancora vivo, commenterebbe: “se la sono andata a cercare”.

Ovviamente uno dei peggiori politici italiani della nostra storia repubblicana, ma quanti di noi la pensano come lui? Persino il Financial Times londinese in queste ore non ha fatto mistero giudicando “stupido” l’atteggiamento del giornale Charlie Hebdo.

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Ma in Italia, quanti dei nostri giornalisti si sentono in pericolo come i colleghi francesi uccisi in quanto veramente liberi? Credo molto pochi, semmai qua si può rischiare qualcosa in termini di incolumità personale per eccesso di faziosità.

Purtroppo il giornalismo italiano non eccelle, a livello mondiale, per meriti in materia di libertà di stampa. Un problema antico per questa professione che, nonostante possa contare su un ordinamento giuridico che sulla carta consente un buon livello di libertà di espressione, non lo permette dal punto di vista industriale. Infatti il grande problema (non solo italiano) è proprio la scomparsa degli editori liberi, quelli cioè svincolati dal potere politico/economico, da cui ne deriva il condizionamento della linea editoriale come principale conseguenza.

Questa è una critica che dal giornalismo può essere trasferita tranquillamente all’ambito politico. Innumerevoli i cattivi esempi di politici che pur di restare attaccati al potere barattano le proprie idee e la propria libertà di opinione con i privilegi che gli incarichi politici prevedono. La nostra storia è piena di Razzi e Scilipoti, o di rottamandi che si sono trasformati in rottamatori.

E la società civile non è altro che l’incubatrice di questi episodi più rilevanti. Ma noi tutti ci siamo mai davvero fatti un esame di coscienza? Questa presupposta libertà di opinione quante volte l’abbiamo esercitata davvero pur di rivendicare un principio, un diritto o semplicemente per esprimere la nostra idea?

E quante volte invece abbiamo taciuto per paura, per convenienza, per ignavia?

Quanti di noi invece quotidianamente sul posto di lavoro, all’interno della propria famiglia, per strada, di fronte ad un’ingiustizia, piuttosto che esporsi o rivendicare il diritto di esprimere liberamente un’opinione cessano di parlare facendo il gioco degli oppressori.

Secondo me “cupi megafoni di qualche potere politico, religioso, etnico, istituzionale” dalle nostre parti sono ancora, purtroppo, la maggioranza.

Fino a quando gli esempi “vincenti” della nostra società saranno i pennivendoli dei padroni o i politici camaleonti, tutti soggetti che per il ruolo ricoperto risultano inevitabilmente esempi per l’opinione pubblica, credo sarà sempre più difficile parlare di libertà di opinione e di libertà di stampa.

La perdita degli uomini della redazione del giornale satirico francese non è solo grave dal punto di vista umano, lo è ancor di più perché è stato messo a tacere uno dei rari esempi di stampa veramente libera.

#siamoquasituttiCharlieHebdo

Osvaldo Ambrosini

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