RISCATTI E REGOLE DA SCRIVERE

Le cronache di questo inizio anno mettono in evidenzia alcune lacune del sistema italiano. La necessità di colmare vuoti normativi o quanto meno quella di stabilire protocolli operativi chiari ed inequivocabili, appare oggi urgente in materia di sequestri di persone.

È di questi giorni la polemica legata alla liberazione delle due ragazze lombarde, Greta e Vanessa, in mano a sequestratori in Siria.

Non sono certo le prime italiane ad essere rapite e la sensazione è che non saranno neppure le ultime. Evitando di commentare quelli che si indignano per il pagamento dei (presunti) 12 milioni di euro di riscatto, che poi sono gli stessi che si sarebbero indignati allo stesso modo se le ragazze fossero state uccise, ed evitando di commentare quanto hanno scritto e scrivono decerebrati che vorrebbero far restituire alle ragazze quanto versato dallo Stato impiegandole nel più antico mestiere del mondo.

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Ritengo che l’Italia, meglio ancor se lo facesse l’Europa, in modo da dare una gestione uniforme sull’argomento, dovrebbe stabilire modalità chiare di intervento per ridurre al minimo situazioni di ambiguità che purtroppo oggi lasciano spazio alle più disparate interpretazioni e strumentalizzazioni. Oggi il rischio evidente è quello di usare due pesi e due misure quando si tratta di provare a riportare in patria prigionieri italiani, con l’inevitabile conseguenza che comunque si agisca si finisca sempre di sbagliare.

Ovviamente sono da prendere in considerazione soltanto i sequestri che avvengono fuori dai confini nazionali, perché nel nostro paese la normativa sembra esserci e addirittura funzionare. Il sequestro preventivo dei beni della famiglia del sequestrato impediscono per legge ai familiari di trattare il riscatto con i sequestratori.

Estendere anche all’estero questa misura? Sarebbe utile? Sortirebbe effetti positivi? È un’idea percorribile? Credo proprio di no, troppo diverse le situazioni, le motivazioni e gli interlocutori.

Piuttosto sarebbe da decidere chi, come e perché in caso di sequestro meriti un aiuto da parte della collettività. Una tutela che dovrebbe riguardare tutte le persone che agiscono in ausilio o per conto di missioni umanitarie organizzate e coordinate da istituzioni e da ONG riconosciute ed affidabili, che operino avendo come unico obiettivo l’aiuto alla popolazione locale senza parteggiare per nessun schieramento.

Ma possiamo estendere questa “tutela” anche a chi si reca in questi territori servendosi di strade alternative non verificate e non autorizzate perché ritenute poco sicure? Ecco credo che a queste condizioni lo stato italiano dovrebbe chiarire una volta per tutte che chi persegue queste strade rinuncia, in caso di sequestro, all’eventuale sostegno da parte dello Stato.

Sostegno economico intendo, il così detto riscatto, le operazioni di intelligence invece, per quanto comportino anch’esse un costo per la collettività, dovrebbero rimanere una strada da percorrere in ogni caso.

Discorso particolare per i giornalisti. Tema e mestiere molto delicato soprattutto per chi, molto spesso inviati freelance, cerca di raccontare una verità spesso diversa da quella narrata dalle fonti ufficiali. Insomma il giornalista che rischia nei territori di guerra, lo farà probabilmente anche per un ritorno economico, ma la passione per la professione o la semplice ricerca dello scoop che spesso mette in pericolo la vita stessa del cronista, contribuisce fortemente a garantire un diritto fondamentale di tutti noi cittadini, il pluralismo dell’informazione. Diritto che diversamente non sarebbe garantito allo stesso modo. Per questi motivi anche il giornalista più spericolato merita sempre il sostegno, in caso di sequestro, senza se e senza ma.

Osvaldo Ambrosini

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One thought on “RISCATTI E REGOLE DA SCRIVERE

  1. Per la verità, ritengo che un governo non debba farsi legare le mani. In circostanze simili, soprattutto se non si ha la forza militare di USA e GB, bisogna tenersi aperte tutte le opzioni. A proposito di andarsela a cercare:
    “118? C’è una signora investita, venite a prenderla e portarla in ospedale”.
    “Era sulle strisce?”
    “No”.
    “E llora se l’è andata a cercare, si arrangi”.

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