Albenga: c’è poco da fare “din don”. Dalla festa per Tomaso alla probabile (a questo punto) festa nazionale per i marò

È di questi giorni la fine del calvario dei due ragazzi italiani detenuti in India, inizialmente condannati all’ergastolo per omicidio volontario. Tomaso Bruno, albenganese, ed Elisabetta Boncompagni, di Torino, dopo 5 anni trascorsi nelle galere indiane sono finalmente tornati a casa. Credo tuttavia che su questo rientro in patria si sia fatto un po’ troppo rumore mediatico. A volte anche la gioia di riabbracciare, finalmente, amici e parenti dovrebbe limitarsi ad una più modesta riservatezza, soprattutto quando non tutti i coinvolti in questa disavventura hanno avuto la fortuna di tornare a casa.

Ritengo eccessiva la festa organizzata dalla città di Albenga per Tomaso Bruno. Nel comune ingauno per l’occasione è stato allestito un palco in piazza Rossi, nel cuore del centro storico, con tanto di partecipazione del sindaco. Tomaso ed Elisabetta, nella migliore delle ipotesi, sono due ragazzi vittime della mala giustizia indiana, esperienza negativa che indubbiamente ha segnato la loro vita. Molti dimenticano però, soprattutto i media locali, che nella vicenda ci sono state più ombre che luci.

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Festeggiamenti più pacati sarebbero stati più consoni e più rispettosi soprattutto per quella famiglia che, al posto del proprio figlio, ha ricevuto soltanto un urna cineraria e che, con l’archiviazione del caso, non avrà mai giustizia.

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Non entro nel merito di quanto accaduto 5 anni fa’, non conosco i dettagli e so soltanto qualcosa attraverso i giornali. Ma sono numerose le incongruenze sulla morte del terzo ragazzo, Francesco Montis di Oristano, amico di Tomaso e Elisabetta, deceduto quando si trovava insieme ai due amici.

Il caso dei due italiani in India rientrati dopo anni di controversie giudiziarie, grazie anche alla vicenda dei Marò, ha avuto una esposizione mediatica notevole e forse la festa, sproporzionata, organizzata ad Alberga deriva proprio da questo.

Sono stati fatti molti paragoni con i due militari. Ciò che accomuna i due casi sono delle vite spezzate e un paese indiano che ha più di un problema con il suo sistema giudiziario. Temo solo che sia i media che le istituzioni in questi festeggiamenti abbiano perduto, non poco, il senso della misura.

E se le premesse sono queste, aspettiamoci festeggiamenti in stile “eroi della patria” per i marò.

Osvaldo Ambrosini

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