Paita svela il programma: unico punto, Genova capoccia

di Matteo Lai.

E’ la Liguria una terra leggiadra. Così scriveva un tempo il Cardarelli. Oggi, più che altro, sembra una terra schiacciata dal “capoccione” dell’ex Superba che, ormai, ha perso il suo ruolo di locomotiva della regione.

stemma GenovaEppure la vecchia teoria per cui “ciò che va bene per Genova, va bene per la Liguria”, è stata adottata senza discussione dalla candidata alla presidenza ligure in quota Pd Raffaella Paita che, nel corso di una iniziativa, ha chiosato: ““Le altre province hanno bisogno di una Genova forte per essere anche loro più forti. Questa unità politica non va in alcun modo rotta perché è la condizione per essere tutti più competitivi”.

Paita, che rischia di vincere più per assenza di veri avversari che per meriti propri, in pratica non solo si propone come continuatrice – senza distinguo – del decennio burlandiano ma, addirittura, punta più in alto, adottando una visione genovacentrica che, da spezzina, non le si addice. Una visione che, tra l’altro, in una terra stretta e lunga, con peculiarità diverse dalla Spezia a Ventimiglia e con un capoluogo regionale che da solo conta poco meno del 40% degli abitanti ha, negli ultimi 70 anni, fatto più danni che la grandine.

La giovane candidata Pd non è riuscita a trovare un’idea guida che fosse diversa da quella che, dal 1945, è stata il motore delle relazioni tra le realtà liguri. Un’idea che, nonostante la nascita delle regioni nel 1970 e la riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001, non è mai cambiata.

Tutto ciò, nel caso di Raffaella Paita, ha ancora un sapore più beffardo, per i non genovesi. L’esponente democratica, nelle tanto contestate primarie, si è imposta su Cofferati grazie al voto delle Riviere, mentre all’ombra della Lanterna ha arrancato. La conseguenza (il)logica quindi è: vinco con i voti dei non genovesi per fare gli interessi di Genova.

Così Genova, come il Giano bifronte che si trova sul suo stemma, rischia di divorare i suoi figli, le altre città liguri, impoverendole sul piano culturale, economico e anche politico. Il tutto nella più totale indifferenza della classe dirigente ligure, incapace di trovare ricette per la nostra regione che non siano quelle dei nostri nonni.

Repubblica di Genova

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...