Se Renzi “concede” il referendum previsto dalla Costituzione

di Matteo lai.

“Puntiamo al referendum finale (perché per noi decidono i cittadini, con buona pace di chi ci accusa di atteggiamento autoritario: la sovranità appartiene al popolo e sarà il popolo a decidere se la nostra riforma va bene o no. Il popolo, nessun altro, dirà se i parlamentari hanno fatto un buon lavoro o no)”. 

Così racconta il buon Renzi, ormai orfano dell’appoggio berlusconiano alla sua opera di demolizione della Costituzione. Come se non fossero già bastati gli orrori compiuti negli anni addietro, con una riforma del Titolo V, compiuta dal centrosinistra sulla base di un’agenda politica dettata dalla Lega, e con l’inserimento del vincolo di bilancio.

altan1In realtà l’ex sindaco di Firenze è democratico (non nel senso di appartenenza partitica) per conseguenza diretta degli eventi. Il divorzio dal Silvio nazionale ha fatto sfumare la possibilità di oltrepassare l’ostacolo referendario. Infatti, recita il terzo comma dell’articolo 138 della Costituzione, che “non si fa luogo a referendum se la legge [di riforma costituzionale] è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

Quando non si raggiunga questa maggioranza qualificata (ovvero, quando sono state approvate, in seconda lettura, a maggioranza assoluta da ciascuna Camera), se un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali chiedono la convocazione di un referendum, questo deve essere svolto e “la legge […] non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi”. Tanto per dare due numeri: nel probabile caso in cui non si raggiungano i due terzi dei voti, per sottoporre la riforma agli elettori basterebbe la richiesta del Movimento 5 stelle.

art 138Renzi si sveglia quindi democratico solo perché è costretto, non per sua profonda convinzione. Va tenuto inoltre presente che il passaggio popolare è fortemente voluto dal presidente del consiglio, proprio per chiamarsi fuori da possibili accuse di verticismo: “La riforma non vi piace? Ma se l’avete votata voi!”, potrebbe infatti affermare il leader Pd.  Senza dimenticare, inoltre, che il referendum costituzionale non necessita del raggiungimento di un quorum per essere considerato valido.

Restano solo alcune domande. E’ il caso che un parlamento, eletto con una legge come il “porcellum”, dichiarata incostituzionale dalla Consulta, si metta a legiferare sulla nostra Carta fondamentale? Non era forse meglio dedicarsi alla legge elettorale e poi tornare alle urne? E poi: era chiaramente necessario diminuire il numero di deputati e senatori, ma contestualmente e proporzionalmente, per evitare di rovinare il sistema di pesi e contrappesi previsti. Tra tutti: l’elezione del presidente della Repubblica. Senza parlare del fatto che, oltre alla quota di nominati già previsti dalla nascitura legge elettorale, il nuovo Senato sarà composto solo da politici eletti da altri politici. Esattamente il contrario di quanto ognuno vorrebbe.

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One thought on “Se Renzi “concede” il referendum previsto dalla Costituzione

  1. I pesi e contrappesi previsti dalla Carta sono stati già quasi travolti dal cambio di sistema elettorale del 1994, con le maggioranze di blocco previste a tutela delle minoranze, raggiungibili da una coalizione (ora, in ipotesi, addirittura un partito solo).
    Una riforma costituzionale avrebbe dovuto aumentare, non diminuire, i vincoli all’esecutivo

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