Campo nomadi di Savona, una battaglia di civiltà.

di Osvaldo Ambrosini.

Il campo nomadi della Fontanassa è da tempo al centro delle cronache, dai 100 mila euro impegnati dall’amministrazione comunale per la sua risistemazione, alle bollette non pagate dagli ospiti che gravano sulla collettività. La questione nomadi è da sempre piuttosto delicata, e non soltanto dalle nostre parti.

L’Italia non ha mai adottato una legge per regolamentare in modo univoco la “questione rom”, rinunciando ad una strategia comune di integrazione a tutela delle minoranze linguistiche ed etniche. Così a partire dagli anni ottanta alcune regioni hanno provato a legiferare cercando di fare ordine in una materia molto delicata.

La nostra regione ha disciplinato l’argomento nel 1992 con la legge n. 21, “Interventi a tutela delle popolazioni zingare e nomadi”; abrogata alcuni anni dopo e ricompresa in una più ampia legge del 2006, la numero 12, in materia di “Promozione del sistema integrato di servizi sociali e sociosanitari”, nella quale sono previsti tutta una serie di interventi specifici contro l’esclusione sociale e l’emarginazione, compresa la previsione normativa dei campi nomadi.

Poi come accaduto in tutta Italia i campi nomadi sono stati allestiti spesso e volentieri nelle periferie delle città, a Savona è stato spostato dal centro alla periferia. Ad un problema di marginalità di chi vive in periferia, perché spesso non può permettersi abitazioni nei centri cittadini, ne è stato aggiunto un altro, la spesso difficile convivenza con gli ospiti dei campi.

FullSizeRender (15)Le battaglie di Salvini di questi mesi hanno quindi del vero quando accusa i così detti radical chic di sinistra, che vivono in centro, di parlar bene dei campi nomadi soltanto perché la distanza non gli permette di coglierne da vicino gli aspetti più negativi ed i disagi che spesso creano all’ambiente circostante.

Potrebbe aver ragione il Matteo leghista, se non fosse che la sua strategia di porre in contrasto gl’ultimi contro i penultimi è pura propaganda elettorale, che sfrutta il malcontento della gente senza proporre soluzioni percorribili. In Lombardia, dove la lega governa da 10 anni, e in Veneto, che controlla da 15 anni, i campi rom esistono eccome, non sono stati né ridotti né trasferiti e non sono neppure stati chiusi, nonostante le campagne elettorali leghiste promettessero la loro chiusura immediata.

Quello che sarebbe bello capire a Savona non è tanto il perché dei soldi spesi per il campo, anche se appaiono tanti, ma perché non si è mai intervenuti prima e per quale motivo, dopo più di 20 anni in cui il campo da sotto il Priamar è stato spostato nel parcheggio del campo d’atletica della Fontanassa, si è aspettato così tanto per regolamentarlo.

Oggi sembra che dopo lunghe discussioni si sia arrivati ad un regolamento, sicuramente migliorabile ma più che mai necessario, che pone condizioni per gli ospiti per cui dovranno essere rispettate una serie di regole, dal pagamento delle bollette ad un canone per la permanenza all’interno, con delle limitazioni anche al numero degli ospiti.

FullSizeRender (14)Occorre tuttavia ragionare su alcuni aspetti, che poi sono le ragioni per cui si legge tanta rabbia, soprattutto sui social network, quando si parla di campi nomadi. Vorremmo mica credere che gli zingari di un campo nomadi, da decenni presente sul territorio, siano i nostri nemici più pericolosi? Molti di loro non vivono neppure più all’interno del campo, sono passati da tempo ad uno step successivo chiamato integrazione ed oggi vivono in abitazioni diventando, senza grossi problemi, i nostri vicini di casa. Invece, i veri nemici non saranno mica i mafiosi o gli ‘ndranghetisti che paiono essere piuttosto numerosi nella terra ligure? O peggio ancora i colletti bianchi che con la mafia stringono patti ed alleanze fiancheggiandoli e consegnandogli le istituzioni in cambio di sponsor per le carriere professionali o politiche?

I rom potranno essere sicuramente responsabili di una parte della piccola delinquenza (come tanti altri cittadini italiani, per altro), rispondono spesso di reati contro il patrimonio o spaccio di droghe, per lo più, ma la delinquenza, quella vera, quella organizzata non è certo in mano loro.

FullSizeRender (16)Oggi più che la guerra tra poveri e meno poveri, andrebbe condotta una battaglia di civiltà in cui si riconosca il diritto dei nomadi ad essere ospitati ed il diritto dei cittadini di essere considerati tali dalla propria amministrazione, senza che le periferie diventino una landa desolata in cui l’unica regola sia l’assenza di regole.

Questo sarebbe il primo passo da fare, per non dare lo spunto ai sempre in agguato fascio-razzisti (gli stessi che per decenni dipingevano i “terroni” come il male assoluto) di fomentare gl’animi già esasperati dei cittadini sempre più alla ricerca di un nemico comune per identificarsi in qualcosa ed urlare la rabbia repressa.

Il progresso passa attraverso le ricerca di soluzioni serie e non alimentando polemiche sulla diversità o promettendo espulsioni. L’uomo è sulla terra da almeno 250 mila anni e da altrettanto tempo si muove, si sposta, emigra, gira. La sua natura è questa, non riconoscerlo significa non aver capito nulla, e non sarà certo la lega di Salvini a fermarlo.

 

 

nomadi Savona - La Giunta comunale di Berruti ha approvato un piano lavori per 10 mila euro nel campo nomadi e la Lega Nord scatena la polemica dicendo Per loro solo diritti, niente d  Savona - Campo nomadi lavori al via ma anche regole più severe - 2014-11-26_15-46-54 Savona - Il Regolamento per la gestione del campo nomadi della Fontanassa scatena scintille con i ocnsiglieri Parino (Fdi) e Bussalai (Ncd) contrari al testo da approvare - 201Savona - Lavori del Comune al campo nomadi, è bufera sul web per gli aiuti ai Rom, che spesso vengono sorpresi a rubare  - 2014-11-27_13-38-07

 

 

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2 thoughts on “Campo nomadi di Savona, una battaglia di civiltà.

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