Pietà per le cabine

di Matteo Lai.

In principio fu il posto telefonico pubblico. Ricordo ancora quando i miei mi raccontavano delle telefonate “su appuntamento”. Andava più o meno così. La persona A si recava presso il posto telefonico pubblico del proprio paese (generalmente un bar o un’osteria) che contattava l’altro posto. Qui comunicava che voleva parlare con B. Se non era presente in loco ci si metteva d’accordo per una certa ora e il barista o l’oste “telefono munito” si prendeva la briga di avvisare B che avrebbe ricevuto una telefonata. All’ora convenuta, ecco che l’apparecchio squillava e, finalmente, A e B potevano parlarsi.

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prima cabina telefonica installata in Italia, Piazza San Babila, Milano, 1952

Da allora molta strada è stata fatta. Ormai siamo non solo raggiungibili ovunque, ma possiamo anche sapere la formazione del Casale, vincitrice dello scudetto 1913/14. Nel mezzo c’è stato il periodo d’oro della cabine. Un tempo solo a gettone, spesso avevano di fianco all’apparecchio una macchinetta che trasformava le monete nei dischetti scanalati utili per telefonare. I gettoni erano moneta corrente: nei negozi li prendevano tranquillamente al posto delle 200 lire.

Ricordo ancora che, da bambino, avevo una cabina proprio di fronte alla scuola elementare. Con i miei compagni, all’uscita ci fiondavamo a vedere se qualche innamorato distratto aveva lasciato qualcosa, dimenticandosi di spingere il pulsante che rilasciava i gettoni residui. Fu una festa quando ne trovammo ben sette, quando generalmente il bottino era di uno o due, ma solo nei giorni fortunati.

gettoni 2Poi è stata la volta delle schede telefoniche. Le collezionavamo tutti, erano la versione adolescenziale delle figurine dei calciatori. Proprio in quella che potremmo chiamare “l’età della scheda” le cabine hanno avuto il loro boom: nel mio quartiere erano passate da una sola a tre, di cui due addirittura a pochi metri l’una dall’altra. Ma era già l’epoca dei cellulari, sebbene per qualche periodo abbiano vissuto insieme: magari si aveva il telefonino, ma per risparmiare si chiamava dalla cabina.

cabina rimossaOra le cabine, dimenticate e inutilizzate, vengono via via sradicate, in una società che mette davanti all’utilità sociale il profitto. Non sarebbe forse sensato lasciare qualche cabina in più, magari per una telefonata di soccorso solitaria, da parte di chi non ha il cellulare o ha finito la batteria? Oppure, questi “monumenti” Novecenteschi di plastica fumè e rossa e anodizzato, non potevano affiancare alla loro funzione originaria qualcos’altro, magari che le ponesse al passo con i tempi? Ma sono battaglie di retroguardia. La realtà è che la cabina telefonica non ha più spazio. E a noi, con un po’ di nostalgia, non resta che dirle addio.

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2 thoughts on “Pietà per le cabine

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