Ligurcentrismo e dintorni

di Osvaldo Ambrosini.

Il “ligurcentrismo” a base di mugugni molto spesso condiziona i nostri ragionamenti, non facendoci notare quanto di peggio esista al di fuori della nostra regione, politicamente parlando si intende.

Quale migliore occasione allora delle elezioni regionali per conoscere situazioni molto diverse dalla nostra, a volte così imbarazzanti, da farci apparire lo scontro Paita-Toti quasi fosse tra due statisti di peso internazionale. Saranno sette le assemblee regionali che verranno rinnovate, oltre la nostra si voterà nelle Marche, in Toscana, in Veneto, in Campania, in Umbria e in Puglia. A parte i sondaggi di Renzi che pronostica un sette a zero facile facile per il PD, le contraddizioni di questa tornata elettorale, che ha un po’ il sapore della fiducia al governo, sono numerose.

Larticolo-del-LEspressoAlla regione Marche va senz’altro un posto d’onore in questa ideale classifica, il presidente uscente in quota PD ha lo stesso nome e cognome del candidato del centro destra, il che potrebbe apparire una coincidenza unica se non fossero invece la stessa persona. Gian Mario Spacca, in carica da 10 anni, si ricandida sotto la bandiera del centro destra. Un po’ come se da noi contro la Paita, ci fosse Burlando. Ma il governo tecnico di Monti, le larghe intese dei governi successivi e il patto del nazareno hanno avuto, se non altro, il merito di averci fatto sviluppare gli anticorpi necessari da non lasciarci stupiti di fronte a queste acrobazie. Nella nostra provincia qualcosa di simile lo ha fatto Roberto Schneck, abenganese, già vice sindaco della sua città in quota Forza Italia, poi assessore provinciale di Savona, letteralmente folgorato sulla via della Regione dalla “Lella” e oggi candidato in una lista civica in appoggio al PD.

IMG_8469La Campania rappresenta un’altra grande anomalia, meravigliosa ed unica nel suo genere. Questa volta il candidato che i sondaggi danno tra i favoriti alla carica di governatore è Vincenzo De Luca espondente di spicco del PD. Quattro volte sindaco di Salerno, già candidato (sconfitto) alla presidenza della Regione Campania nel 2010, sottosegretario alle infrastrutture e trasporti nel governo Letta, indagato per numerosi reati, condannato per abuso d’ufficio e dichiarato ineleggibile dal Tar per gli effetti dalla legge Severino. Quindi, se non verrà cambiata velocemente “ad personam” questa legge, De Luca un secondo dopo la sua nomina decadrà da presidente regionale.

Da savonese onestamente di questo un po’ dispiace, il doppio filo che collega Savona con Salerno, la città di De Luca, si chiama Crescent. L’esperienza nel capoluogo campano è stata ancor più travagliata rispetto a quanto vissuto sotto la Torretta ai tempi del Sindaco Ruggeri. Infatti, sebbene non ancora terminato, il Crescent salernitano domina imperioso il golfo in attesa che sentenze e ricorsi ne decidano il destino. Ora grazie all’amministrazione Berruti dovremmo riuscire finalmente a realizzare il secondo e vincere la partita: 2 Crescent a 1, ma da sportivi piacerebbe realizzarlo con De Luca “sul campo” e non estromesso dai giochi politici. Anche perché solo in questo modo a Salerno potrebbero provare a pareggiare, costringendoci a progettarne un terzo.

IMG_7424Il Veneto, la regione economicamente più importante tra quelle chiamate alle urne, è quella che forse, insieme alla nostra, nasconde l’esito più incerto. Lo strappo del sindaco di Verona, Tosi, con la Lega di Salvini ha scompaginato i piani. Il candidato leghista Zaia (presidente uscente) si è dovuto alleare obbligatoriamente con Forza Italia per poter battere la Moretti (PD). Proprio in questa logica sono rientrati i piani di spartizione delle regioni che hanno visto l’accordo tra Lega e Berlusconi anche in Liguria con la candidatura di Toti e il siluramento del leghista Rixi, fino al mese scorso candidato alla presidenza della Regione Liguria.

Il Pd oppone quindi la Moretti, alla quale va riconosciuto il merito di essersi dimessa da parlamentare europea un minuto dopo la sua investitura ufficiale, non è da tutti, è vero, ma non è neppure da tutti sapere di avere un posto garantito in consiglio regionale comunque vadano le cose.

Renzi a Genova qualche giorno fa ha accusato proprio Luca Pastorino, candidato in Liguria per Rete a Sinistra, di non essersi dimesso da parlamentare al pari della Moretti. Pastorino, pur avendo ottime possibilità di entrare in consiglio regionale (i sondaggi lo danno intorno al 15%) non può avere la stessa sicurezza della collega veneta. E la logica del “tengo famiglia” è da sempre quella prevalente.

Insomma la nostra terra non è certamente la peggiore per qualità della classe dirigente e, se non possiamo vantare questo primato, possiamo almeno consolarci sapendo di essere in ottima compagnia.

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