M5S, sporcarsi le mani. Lo stai facendo nel modo sbagliato.

di Osvaldo Ambrosini.

In molti all’indomani delle politiche del 2013, quelle di Bersani arrivato primo ma non vincitore, hanno sperato che prima o poi un accordo tra il M5S e il PD si potesse trovare. Anche uno semplice, limitato all’approvazione di una legge elettorale e alcune riforme anti casta, per poi tornare subito alle urne. Insomma un governo breve ma efficace, grazie al quale, sulla spinta rinnovatrice di Grillo, avremmo potuto liberarci una volta per tutte dal berlusconismo.

imageCome tutti sappiamo questo non è accaduto, il PD non senza responsabilità (chiedere un appoggio esterno al M5S senza farlo entrare al governo è parso un tantino arrogante) si è trovato piacevolmente “costretto” alle larghe intese. Ha preso il via una trasformazione genetica del berlusconismo, il renzismo, se vogliamo molto più pericoloso di quello precedente perché caratterizzato da una deriva autoritaria ed impositiva, impostata sul dileggio dell’avversario.

Le elezioni regionali di fine mese sono la grande occasione per il M5S, che sebbene i sondaggi non diano favorito, ha la possibilità finalmente di “sporcarsi le mani” guidando per la prima volta una regione. Tra le sette che andranno al voto la Liguria è una di quelle che nasconde, stando ai sondaggi, l’esito più incerto. La scissione a sinistra (Pastorino) e la concorrenza a destra (Musso) potrebbero favorire proprio il movimento di Grillo.

imageNonostante il quadro non sia dei più sfavorevoli, il Movimento 5 Stelle ha deciso di mettersi in autonomia i bastoni tra le ruote, equivocando, probabilmente, la richiesta  dell’opinione pubblica di “sporcarsi le mani”. Qualcuno in Liguria ne ha frainteso il significato ed ecco comparire nelle liste presentate nel collegio di Imperia un personaggio noto per i suoi legami con una famiglia ‘ndranghetista.

È proprio vero che le disgrazie non vengono mai da sole. Nonostante inizialmente la candidata regionale del Movimento, Alice Salvatore, abbia provato ad eludere le domande a riguardo, quando ha provato a motivarne la scelta, ha pensato bene di paragonarlo a Peppino Impastato, anch’egli figlio di una famiglia legata alla mafia ma con una storia ben diversa.

L’effetto è stato quello di spegnere un incendio con la benzina. A poco pare servire l’annuncio del presunto ritiro dalla competizione elettorale dell’impresentabile pentastellato.

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