Gli istinti primordiali dell’uomo nel traffico

di Matteo Lai.

Penso che ciascuno di noi abbia vissuto una giornata, o anche solo qualche ora, in mezzo al traffico. L’auto diventa un’appendice corazzata (nostra e altrui), l’altro guidatore è un Unno che tenta di appropriarsi di quanto abbiamo di più caro, ci si contende ogni singolo centimetro di asfalto, che manco sul Carso nel ’15-’18.

FantozziEppure esiste un momento in cui la fratellanza umana torna un valore universale, da difendere a tutti i costi: quando si avvista una pattuglia. A quel punto si assiste a ogni cosa: automobilisti gelosissimi dei loro nuovi fari allo xenon che sfanalano disperati, come se dietro la curva, in mezzo alla strada, ci fosse l’intera famiglia di Bambi, conducenti che fanno scudo con i loro veicoli ad altri guidatori che stanno per tentare sorpassi azzardati e chi più ne ha più ne metta.

Pare impossibile, ma lo sbranamento automobilistico italico ha un unico limite e un solo nemico naturale: chi ha il compito di far rispettare le regole. E si che di paletti per tutelare la furberie italica ne son stati messi, dal legislatore ed anche dalle sentenze dei giudici di pace. Ma tant’è. Non importa quale è il tributo di sangue che le nostre strade chiedono ogni anno: la vera sfida è aggirare le regole.
posto blocco

 

 

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