Priamar, la debole Fortezza savonese

La collina dove oggi sorge la fortezza di Savona è sicuramente il primo luogo dove gli “antichi savonesi” decisero di costruire la città, si parla addirittura del VI secolo a.C.. Le fortificazioni susseguitesi nei secoli diedero a questa antica parte della città l’aspetto di una fortezza. IMG_7444Caduta nelle mani dei genovesi intorno al 1528, in un contesto di dominazione, rimodellata e modificata, si definisce fortezza di occupazione, da non confondersi con l’altro e più diffuso genere delle fortezze da difesa. Una delle sue particolarità era proprio quella di avere la maggior parte dei cannoni puntati esattamente contro l’antico abitato; pochi restavano a “guardare” verso possibili attacchi dal mare. Proprio quegli stessi cannoni abbandonati in porto al centro di recenti polemiche.

Probabilmente oggi il Priamar, letteralmente pietra sul mare, è uno degli edifici più visibili nello skyline savonese, o forse lo è stato fino alla fine del secondo millennio. Poi negli ultimi anni, gli interventi urbanistici orientati alla valorizzazione della vecchia darsena, hanno portato i nostri amministratori a farsi prendere un po’ troppo la mano, dal cemento. Capita allora che se oggi si fotografa Savona dai monti posti alle spalle della città sono molto più visibili oscenità come l’inguardabile “Matitino”, il “Filo d’Acqua” (torre Orsero) o addirittura il “Crescent” – copiatoci dall’impresentabile De Luca ex Sindaco di Salerno (verrebbe da dire: quale onore) – piuttosto che dell’antica fortezza appunto.

IMG_7510Una fortezza che nella sua storia, dopo la dominazione genovese, non ha mai rivissuto i fasti di un tempo. Ampliata tra il seicento e il settecento con fossati ed edifici militari, nell’ottocento divenne centro di guarnigione militare e contemporaneamente prigione. Giuseppe Mazzini fu il prigioniero di lusso del Priamar. La destinazione d’uso principale restò dunque quella di prigione fino all’inizio del novecento. Successivamente deposito militare e dormitorio, dopo ancora postazione privilegiata per la contraerea durante la seconda guerra mondiale. Dalla fine della guerra ne seguì un lungo periodo di abbandono. Grazie soprattutto alla decisione di svolgere i festival dell’Unità sulla fortezza (celeberrima la festa nazionale dedicata al Cinema, nel 1986) ed al lavoro di militanti e volontari dell’allora Pci è iniziato un lento e, purtroppo ancora parziale, recupero. Oggi è sede del civico museo archeologico, di tanto in tanto ospita alcune manifestazioni culturali e mostre. D’estate è spesso sede di concerti musicali e cinema all’aperto. È diventato anche un luogo, suggestivo, dove poter celebrare i matrimoni civili; ospita inoltre un mini parco per bambini. Tuttavia è innegabile che edifici simili, presenti in moltissime città del nostro paese, sono stati valorizzati e recuperati molto più degnamente.

IMG_9371Ormai completata – si spera – l’edificazione selvaggia nella vecchia darsena, non tanto per scelta ma per l’esaurimento degli spazi liberi, c’è da sperare che nei progetti delle amministrazioni comunali dei prossimi anni rientri anche la valorizzazione del Priamar che attende questo momento da qualche secolo.

Narra la leggenda che negli anni 80 uno spregiudicato imprenditore televisivo aveva richiesto di poter installare sul forte due potenti antenne tv per le sue televisioni e di poter utilizzare il Priamar come centro della “movida savonese” gestendolo e riqualificandolo. L’amministrazione di allora rifiutò l’offerta. Nello scambio si dice ci fosse anche l’impegno di rilevare la proprietà del Savona Calcio con la promessa di portarlo, nel giro di pochi anni, stabilmente nella massima serie. Non è dato sapere quanto ci sia di reale in queste voci ma, nel caso siano fondate, chissà per quale motivo gli amministratori dell’epoca abbiano rifiutato un’offerta del genere. Sarà dipeso da una semplice mancanza di fiducia nel progetto o prevalsero al contrario sentimenti più nobili come l’amore e il rispetto per la nostra città?

Priamar 4Purtroppo a distanza di 30 anni, considerata la riqualificazione edilizia della nostra città, sarebbe stato forse meglio consegnare le chiavi del Priamar a Berlusconi fregandosene di sentimenti così nobili, gli stessi calpestati in questi anni quando al recupero della darsena venne coniugata una parola soltanto: cemento.

Oggi avremmo avuto indietro almeno due cose, il Savona stabilmente in serie A e una fortezza all’altezza del proprio nome.

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One thought on “Priamar, la debole Fortezza savonese

  1. se la leggenda fosse vera, la sento da quando ero ragazzino, il motivo per il quale non è stata affidata al “noto imprenditore” è solo uno e non ha a che vedere ne con la mancanza di fiducia nel progetto, ne con il rispetto e l’amore per la città, visto quello che è costata la ristrutturazione del Priamar, senza voler insinuare in quanti ci hanno mangiato bene, per poi usarlo poco o nulla. Direi solo che trattandosi di Savona una città profondamente COMUNISTA, non sarebbe mai stato possibile a Berlusconi riuscire a trovare l’accordo, piuttosto ci avrebbero fatto L’IPERCOOP dentro

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