Uniti sì, ma contro il Pd

di Matteo Lai.

Un celebre slogan, intonato alla fine degli anni ’70 dai militanti comunisti che dicevano no al compromesso storico, recitava: “uniti sì, ma contro la Dc”. Per certi versi, si potrebbe dire che è stato riadattato dai pochi elettori che si sono recati alle urne per il ballottaggio.

partitodemocraticoIn città come Venezia, Arezzo, Nuoro, Matera, così come in comuni non capoluogo come Venaria Reale, ai candidati sindaci targati Pd, che si presentavano al ballottaggio quasi sempre con un consistente vantaggio, al secondo turno sono mancati non solo gli sperati voti grillini (ovviamente non nel caso di Venaria, dove lo scontro era con il M5S: qui il soccorso doveva giungere dal centrodestra contro il “salto nel buio”), ma addirittura quelli degli elettori di centrosinistra.

Renzi & co. sono riusciti a rendere così antipatico il Pd da realizzare la “tempesta perfetta” elettorale: la saldatura tra gli oppositori di qualsiasi schieramento, disposti a votare chiunque, pur di non avere un “dem” come sindaco. Il presidente del consiglio ed i suoi allegri soci hanno poi provato a dare la colpa della sconfitta alla minoranza interna che, invece, prosegue a risultare come la temperatura di Belgrado alle previsioni del tempo degli anni ’80: non pervenuta.

renzibersanifassinoUna piccola, conclusiva, nota di colore. I Tg Rai hanno definito Arezzo “feudo del ministro Boschi”, una che meno di cinque anni fa manco sapevano esistesse. Forse una forzatura giornalistica, o forse la volontà di questi rottamatori di apparire alla stregua dei nuovi Cirino Pomicino, ritagliandosi aree di insediamento personalistico derivanti, invece, dal forte radicamento ideologico. Il risultato si è visto.

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