Torretta di Savona, tra simboli e rinascita

Sono 10 le principali torri di Savona, o almeno quelle situate nel centro della città. Della maggior parte di queste molti savonesi non sanno nulla, o quasi. Se escludiamo le due più note, quanti di noi conoscono ad esempio i nomi delle torri adiacenti alla più famosa “Campanassa”? Sono le torri Corsi e Riario (detta anche Guarnero o degli Scolopi) e, sebbene non siano visitabili, anche loro hanno subito l’umiliazione di essere state mozzate dai genovesi nel 1552, a circa la metà della loro altezza originaria. IMG_7264Una demolizione praticata dalla Superba che aveva un duplice scopo: uno di natura “psicologica” – volto a dimostrare, anche fisicamente, l’entità della sconfitta ai savonesi – ed uno pratico, al fine di ottenere una visuale libera sulla città, controllabile in questo modo a vista, dall’alto della fortezza del Priamar.

Sul retro del complesso della torre del Brandale, tra piazza Vaccioli e l’oratorio dei Beghini  ci sono altre tre torri: la torre Gamberana, riconoscibile dai suoi mattoni rossi, e le torri casa Cassari-Salineri e Vaccioli. Ci sono poi esempi di case-torri: quella di via Orefici e quella Ghibellina, tra piazza Salineri e via Quarda Superiore, oggi oggetto di ristrutturazione. Poco distante troviamo la torre Aliberto, sempre su via Quarda Superiore, appoggiata tra palazzo Gavotti e palazzo Sacco, e la torre Sansoni, nella parte terminale di via Pia, lato Campanassa.

IMG_4062Sono tutti edifici che, sebbene sconosciuti ai più, fanno parte dello skyline savonese soprattutto per chi guarda la città dal mare. Eppure, come accennato in precedenza, sono soltanto due le torri assurte al rango di “celebrità” per Savona. Una è la già nominata torre del Brandale, oggi sede dell’associazione “A Campanassa” e l’altra, che è diventata il simbolo della città è la Torretta – probabilmente tra le più piccole, se non addirittura la più piccola torre del centro storico savonese – vuoi per la posizione, vuoi per la sua storia.

Non a caso la nostra città viene anche chiamata la città della Torretta, nonostante il nome originario sia torre della Quarda, negli anni conosciuta anche come torre Leon Pancaldo oppure Santa Lucia, Marinetta, della darsena, del fanale. Un diluvio di denominazioni che forse, per far capire chiaramente di quale torre si parlasse, ha generato l’esigenza di farla conoscere a tutti con l’affettuoso diminutivo odierno.

IMG_4069Eretta nel 1322 insieme alle cinta murarie che proteggevano la città, in origine vantava anch’essa una “statura” maggiore. A pianta quadrata, consta di ben quattro piani al suo interno, oltre al tetto; qui una scalinata permette di raggiungere la campana collegata con l’orologio. La Torretta non faceva parte della selva di torri “di famiglia” che esistevano in epoca medievale nella nostra città, come nelle altre, ma era inglobata nelle mura cittadine. Una volta demolite queste rimase isolata, restando per molto tempo il baluardo della città più prospiciente al mare. La costruzione di via Paleocapa, verso la fine del 1800, mise i savonesi nella condizione di dibattere a lungo sull’opportunità di abbatterla per consegnare alla neonata strada la vista aperta sul porto. Alla fine prevalse il buon senso e la Torretta fu risparmiata da un evidente vituperio, permettendole di assurgere al ruolo di simbolo di Savona.

IMG_6095Oggi, sebbene sempre citata nella sua veste iconografica (soprattutto sui media savonesi svolge l’encomiabile ruolo di offrire un sinonimo al toponimo “Savona”, definibile così anche come “la città della Torretta”), sopravvive un po’ ai margini della vita cittadina, come una vecchia gloria. Questo nonostante per la sua posizione sia immediatamente visibile a chiunque arrivi in città da Levante o dal mare: in un altro posto un edificio del genere sarebbe stato messo nelle condizioni di poter essere visitato, dai “locali” e dai turisti. Questo da noi non accade e, dopo essere stata per molti anni deserta, fortunatamente si è deciso di stabilire al suo interno – al piano terreno – la sede savonese dell’associazione Marinai d’Italia. Eppure basterebbe organizzare un museo fotografico che ad ogni piano conduce, come in un viaggio nel tempo, fino ai giorni nostri, concludendosi poi sulla terrazza del tetto, da cui si può godere di un punto di vista unico, per fare di questa torre il più bel museo di Savona.

IMG_4388Attualmente la povera Torretta, arsa dal salino e dalle intemperie, versa in precarie condizioni. Si è parlato molto sull’opportunità di “rinfrescare” le facciate compreso lo stemma di Genova imposto dai genovesi durante l’occupazione. Certo, potrebbe far piacere sostituirlo con l’aquila simbolo della nostra città, non diversamente dal fatto che in molti gioirebbero a vedere la Gioconda esposta agli Uffizi. Ma la storia non si cancella e, quando sarà il momento di metter mano a quella parete, sarebbe opportuno non compiere l’ennesimo abominio, in una città – e in particolare in una darsena – che di abomini edilizi (di ben altra natura) ne ha visto a sufficienza. Semmai sarebbe importante ripristinare, sopra lo stemma genovese l’ormai invisibile distico bilingue di Gabriello Chiabrera: “In mare irato in subita procella / invoco te nostra benigna stella”, la storica invocazione di buon auspicio per i marinai che salpavano dal porto.

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