Ognuno porta la propria Crocetta

di Matteo Lai.

Delle intercettazioni che non si trovano, un addetto stampa cacciato e un partito di maggioranza relativa che non sa come sbarazzarsi di un presidente regionale. Questi sono gli ingredienti della brutta storia che vede coinvolti il presidente della regione Sicilia, Rosario Crocetta, Lucia Borsellino, ex assessore e figlia del magistrato ucciso dalla mafia, e il medico personale del governatore siciliano, Matteo Tutino, ex primario di chirurgia maxillo-facciale all’ospedale Villa Sofia di Palermo ora indagato per truffa ai danni dello Stato.

CrocettaIl quadro, infatti, è proprio questo. Le intercettazioni non si trovano: la Procura ne smentisce l’esistenza, l’Espresso che le ha pubblicate ne ribadisce la veridicità sostenendo che siano atti secretati. Tutto questo mentre pare sempre più possibile che il giornale si sia prestato a un gioco tutto politico. L’autore del pezzo è infatti l’ex addetto stampa all’assemblea della Regione Sicilia (assunto dal gruppo UDC), poi allontanato da Crocetta, e così pare non troppo peregrina l’idea che lo stesso giornalista – sicuramente in buona fede – abbia fatto proprio il “boccone avvelenato”, lanciato contro un presidente regionale che, con buone probabilità, sicuramente non gli stava proprio a genio. Tutto questo con l’unico scopo di abbattere una giunta da cui il Partito Democratico non sapeva come sfilarsi, pur avendone ogni intenzione di farlo.

IMG_6834Siamo entrati nel campo (minato) delle congetture, ma l’unico dato certo è proprio questo. Da quando l’affaire Tutino è esploso, è iniziata la lunga marcia di disimpegno del Pd siciliano su direttiva del presidente-segretario Matteo Renzi, che già da tempo si diceva stufo di sostenere i vari “esterni” Pisapia, Doria e – appunto – Crocetta, facendosi carico anche dei loro problemi ed insuccessi.

IMG_6835Una brutta storia tutta italiana, anzi, italianissima: addirittura siciliana, specchio di un Paese che del Gattopardo ha fatto la propria sintesi. Su tutto questo pesano le parole che Lucia Borsellino ha pronunciato al momento delle proprie dimissioni, prima ancora che la “bomba” scoppiasse, e che lanciano più di un’ombra sulla giunta guidata da Crocetta: “Si sono persi di vista gli obiettivi, la coerenza rispetto al progetto iniziale. C’è stato un abbassamento di tensione. Anche morale”.

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