Funerale del boss Casamonica: il vero italiano

di Matteo Lai.

Quante volte, comodamente seduti in poltrona, guardando in un film o un telefilm “made in USA” la caratterizzazione dell’italiano mafiosetto, con tradizioni pacchiane e sopra le righe, ci ha innervosito e facendoci sbottare: “Che stupidaggine! Noi non siamo così! Ma come ci vedono all’estero!”

italyPurtroppo, però, poi sovviene la dura realtà a riportarci a più miti consigli. Il funerale del boss Casamonica con elicotteri, musica de Il Padrino, carro funebre trainato da cavalli, manifesti con gigantografia e chi più ne ha più ne metta, ci costringe a considerare che la vera realtà sia quella che noi consideriamo uno stereotipo.

Sembrano inutili le polemiche sulle responsabilità amministrative e politiche, oltre che ecclesiastiche, in una chiesa – intesa in senso di edificio – già affezionata alla cronaca nera, avendo già “ospitato” la salma di Renatino De Pedis, boss della banda della Magliana, traslata solo ultimamente dopo anni di polemiche.

Inutili perché un Paese in cui il funerale di una persona così discussa e discutibile avviene in pompa magna, senza che nessuno abbia obiettato sull’opportunità di una cerimonia simile, è già di per sé corrotto. Devono intervenire il questore, il prefetto, il presidente della Repubblica o il papa per bloccare un simile evento? Non dovrebbe bastare il timore dell’indignazione dell’opinione pubblica? Probabilmente no.

spaghetti mafiaAnni di relativismo morale, prima berlusconiano ora renziano, hanno definitivamente distrutto la capacità di indignazione dell’italiano medio, un senso probabilmente già meno sviluppato che in altri popoli europei. Un Paese dove il nordicissimo Giolitti ha potuto pronunciare la frase “Le leggi per i nemici si applicano, per gli amici si interpretano”.

A volte consideriamo troppo rigidi i nordeuropei, prendendoli in giro per la loro supposta ottusità. Beh alla vista di certe manifestazioni viene voglia di provare l’ebbrezza di questa rigidità. Per vivere, almeno un periodo, in un Paese dove le leggi non si interpretano. E dove i cittadini si indignano ancora.

 

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