Questione bitume: psicopatologia della cittadinanza e della classe politica savonesi.

di Billy The Kid.

Se è vero, come si dice, che la politica sia l’arte del possibile e la scienza del relativo, allora tutti, ma proprio tutti, possono dire la loro. Non importa se si tratti di un’idea strampalata o priva di qualsiasi competenza. In questo “mare magnum” si potrebbero suddividere i politici di mestiere in numerose categorie. Qualcuno aveva già tentato di creare delle categorie più o meno valide, come il rivoluzionario, l’agitatore politico o l’arruffapopoli. A questi se ne potrebbero aggiungere molti altri come lo statista, l’anchorman, il trafficone, il disonesto, il massone, il sindacalista, l’onesto, l’intellettuale, il traditore o il perseguitato, tutti con seguito differente e diversi livelli di credibilità e reputazione.

IMG_9920Nel comune di Savona la classe politica locale soffre delle dimensioni geografiche ridotte ed è l’inevitabile espressione di quello che sono i propri cittadini, a conti fatti onestamente un po’ provinciali, relativamente alla mentalità. Bene intesi, essere provinciale non è necessariamente un male, anche se questa parola nel vocabolario ha assunto ormai un’accezione negativa. Forse è stato proprio il nostro spiccato provincialismo a farci prendere così a cuore la questione del bitume. Esiste qualcosa di simile anche nel porto di Genova che notoriamente non è in periferia ma in città, eppure non sembra essere stato bersaglio di critiche o manifestazioni contro.

Tuttavia se i nostri consiglieri comunali sono i rappresentanti del popolo eletti democraticamente, i componenti dell’amministrazione sono la risultante delle scelte della maggioranza dei savonesi. Allora perché lamentarci? E perché farlo adesso? Probabilmente noi cittadini non siamo così diversi o migliori di loro e al loro posto forse saremmo stati complici, distratti, furbi, disinteressati o molto interessati, superficiali astuti, condizionati come loro.

IMG_4062La tecnologia ha spostato i luoghi dei dibattiti tra cittadini, ma non li ha certo cancellati. Quelle discussioni, talvolta animate, che una volta avvenivano in un bar, in una piazza o in qualche società mutuo soccorso tra una partita di carte e un bicchiere, oggi si consumano soprattutto sulle pagine di Facebook. È molto divertente leggere tutto quello che ne scaturisce. La prima scoperta che si fa, leggendo il web in questi giorni, è che a favore del bitume non ci sono solo il presidente dell’Autorità Portuale Miazza e Giachino, ingegnere della Bit. Ci sono numerosi cittadini convinti della bontà del progetto e che per opporsi a quelli del “no a tutto” (così li definiscono), direbbero invece sì a qualsiasi cosa, probabilmente presterebbero anche la propria compagna (o il proprio compagno) pur di farsi promettere anche solo un posto di lavoro stagionale. Pare tutto in vendita, tutto con un prezzo, tranne una cosa: la fede calcistica, su cui non si transige. Ci sono anche gli amanti del Crescent 1 che non vedono l’ora di veder costruire anche il secondo e non fa niente se poi sono in lista per ottenere una casa dall’Arte. Addirittura quando sembrava che il giudizio unanime della città fosse negativo riguardo all’asfaltatura prima e alla successiva “paint art” del piazzale Santa Chiara, qualcuno ha avuto comunque il coraggio di difendere la scelta.

IMG_1776La libertà di pensiero è una cosa santa, soprattutto in un momento in cui il pensiero unico sembra la moda del momento. Tuttavia gli ultras che sostengono senza se e senza ma scelte che, con pochi dubbi, rendono peggiore la nostra città, non possono che lasciare un po’ perplessi. Al consiglio comunale dell’11 agosto se ne sono viste e sentite tante. Eppure, nonostante la pochezza politica generale, qualcosa si è capito, oltre alla botta di pezzenti pronunciata a microfoni aperti da un amministratore contro il pubblico “stranamente” incazzato. Tra i rappresentanti del popolo presenti si possono individuare almeno tre “animali politici” di razza, ai quali si potrebbe assegnare una delle categorie individuate prima. Tre amministratori che potrebbero tranquillamente confrontarsi anche in palcoscenici superiori (per importanza) a quello comunale. Uno lo fa già, si chiama Angelo Vaccarezza, già sindaco di Loano, già Presidente della Provincia di Savona e fresco consigliere regionale. Non ha certo bisogno di presentazioni inoltre, da come sa gestire il confronto e dal suo eloquio, si capisce chiaramente la sua notevole esperienza, un politico a tutto tondo (si passi la battuta), la classica persona che riuscirebbe a vendere i frigoriferi al polo nord.

IMG_1773Il secondo politico degno di nota è della Lega nord, Massimo Arecco. Probabilmente l’unico che riesce ad esprimere concetti parlando chiaramente, senza dover leggere o ricordarsi a memoria un discorso, ma anche uno dei pochi che mette in fila una consecutio temporum adeguata. Certo dai banchi dell’opposizione è sempre più facile parlare, soprattutto quando si criticano inciampi clamorosi dell’amministrazione, però bisogna anche saperlo fare, e lui è capace. Dispiace soltanto che tutto questo ottimo lavoro sulla dialettica molto spesso il partito di appartenenza lo guasti irrimediabilmente svilendolo con buone dosi di razzismo gratuito che a volte travalica addirittura nella xenofobia. Ma non è colpa sua, è che lo disegnano così.

IMG_9937L’ultimo dei magnifici tre non è il Sindaco, purtroppo per lui apparso in questi ultimi tempi piuttosto assente e, con la questione bitume, piuttosto imbarazzato. Parliamo del suo vice, Livio Di Tullio l’unico, probabilmente grazie anche all’esperienza maturata nel sindacato, in grado addirittura di sostenere il confronto. Rappresentando il comune, si trovava nell’ingrato ruolo di dover difendere scelte fatte dall’amministrazione (che avallava il deposito di bitume) e nello stesso tempo avvertire quasi minacciosamente Miazza che il bitume in porto proprio non si può mettere. Una persona normodotata non avrebbe sopportato questo dualismo da dottor Jekyll e mister Hyde e sarebbe esplosa. Lui no, con tranquillità e non senza qualche battuta, è riuscito quasi a far ricadere la colpa agli unici due parlamentari grillini in Italia che, a suo dire, non danno una mano a risolvere i problemi ma li creano. Un capolavoro politico, detto senza ironia.

Peccato soltanto che il leader carismatico del PD savonese a poco meno di un anno dalle elezioni sconti la parabola discendente del renzismo, altrimenti avrebbe potuto davvero sostituire Berruti. Inoltre come se non bastasse il bitume, in questi giorni infuria la polemica tra Di Tullio e il quotidiano “Il SecoloXIX”, motivo del contendere alcune dichiarazioni del nostro vice sindaco sulle droghe leggere, lo spaccio in città e le forze dell’ordine troppo impegnate, a perseguire reati contro la pubblica amministrazione. Sulla veridicità di queste affermazioni ci sarebbe da discutere a lungo, ma la domanda è un’altra. A fatica si sta cercando una soluzione alla questione bitume, in attesa di ricevere buone notizie, non sarebbe meglio evitare di sollevare ulteriori polveroni? A volte, signor vice sindaco, il silenzio è d’oro.

Savona - Il vice-sindaco Livio Di Tullio contro Magistrati e Polizia

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