Viva Parigi: che la culla della Ragione non diventi la sua tomba

di Matteo Lai.

Tra i maggiori artefici di quella polveriera che è il medio oriente, possiamo sicuramente annoverare la dinastia dei Bush. Tanto George (padre) quanto George (figlio) hanno fatto in ogni modo e maniera per rendere un’area già altamente instabile, ancora più insicura.

IMG_1095Ha iniziato Bush senior, attaccando l’Iraq colpevole di aver invaso il ricco (anche di petrolio) Kuwait. Si era all’inizio degli anni ’90 e, complice anche la disgregazione in atto dell’URSS, il presidente USA forse sperava di poter assurgere nuovamente al rango di “gendarme del mondo”, dopo la disfatta del Viet Nam. Il colpo, però, riuscì a metà: Kuwait nuovamente indipendente ma Saddam Hussein saldamente in sella, in Iraq.

Il buon George I, sconfitto alle elezioni dal giovane Clinton, smetterà di far danni nella geopolitica internazionale già dal 1992. Bisognerà aspettare il 2000 per vedere all’opera George II, imposto come presidente da una sentenza della Corte suprema della Florida (governata dal fratello Jeb), dopo il pastrocchio delle consultazioni presidenziali da cui sarebbe invece uscito vincitore Al Gore. Ma questa è un’altra storia: e anche noi avremmo avuto un’altra Storia.

IMG_1101E invece no. Il buon George, complice l’ottimo Blair (uno che in Italia portiamo in palmo di mano mentre in patria non può girare per la strada) e il sempre fantastico Silvio, riuscirono nella missione impossibile di trovare “armi di distruzione di massa” in Iraq, dove non ne esisteva traccia. In un mondo già a soqquadro dopo gli attentati dell’11 settembre – dei quali il presidente americano non è esente da colpe, vuoi per la sottovalutazione del rischio, vuoi per la propria insipienza ed arroganza, fino da inizio mandato, nella gestione della problematica mediorientale -, l’equazione islamico=terrorista è diventata un dogma, innescando un circolo vizioso dove la diffidenza e il razzismo alimentavano l’odio, e viceversa.

IMG_1089I fatti odierni di Parigi sono anche frutto della volontà occidentale di esportare democrazia, facendosi pagare in petrolio. Non solo, certo. Ma anche. Se non vogliamo abbassarci al livello di queste bestie assassine, creandoci da soli il nostro ipertecnologico medioevo, dobbiamo essere in grado di fermarci a ragionare senza ascoltare la “pancia”, come vorrebbero i vari Salvini, Meloni, LePen, eccetera. Se la reazione a questi vili atti sarà solo militare o di polizia, avremo già perso.

Culturalmente, ancora prima che sul campo.

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One thought on “Viva Parigi: che la culla della Ragione non diventi la sua tomba

  1. Diciamo che visto come stiamo dopo tanti anni di “guerra al terrore” e ricordato che anche Clinton tra un pompino e l’altro riuscì a bombardare una fabbrica in Sudan convinto di ammazzare Osama dovremmo davvero farci qualche domanda e magari darci qualche risposta

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