Ferrovie dello Stato, ultimo atto

di Matteo Lai.

I treni che, quando c’era “lui” arrivavano in orario, la “Locomotiva” di Guccini, i vagoni di emigrati che dal meridione si spostavano nelle grandi città del nord, le “lenzuola d’oro” di Ligato, il Pendolino. E le stragi: stazione di Bologna, Rapido 904, Italicus e altre ancora…

FS_TAF_64In Italia, più che in altri Paesi, la ferrovia è stata simbolo contemporaneamente di modernizzazione e arretratezza, unendo una nazione che per lungo tempo – anche dopo l’avvento unificatore della TV – è stata tale solo sulla carta. Una storia che sarebbe potuta forse essere anche più luminosa, senza la presenza oppressiva della Fiat degli Agnelli (un’azienda che predicava la socializzazione delle perdite e la privatizzazione degli utili) che, grazie alla compiacenza di ogni governo, ha fatto sì che fosse sviluppato il trasporto su gomma a discapito di quello su rotaia, con conseguenze gravissime a livello sociale e ambientale.

Oggi il governo a conduzione democratico-renziana conclude un ciclo avviato 110 anni fa, con la Legge Fortis che avviava la statalizzazione delle ferrovie. La privatizzazione, che segue la liberalizzazione degli ultimi anni, non riguarderebbe però la rete infrastrutturale, che rimarrà pubblica. stazione-ferroviaria-di-milanoNonostante questo periodo dovrebbe aver dimostrato al mondo intero come la “mano invisibile” che dovrebbe regolare il capitalismo in realtà non esista, si prosegue la svendita di beni e servizi essenziali. L’obiettivo sarà uno solo: far profitto. Non è difficile immaginare come si procederà allo sfoltimento dei cosiddetti rami secchi, anche se questo comporterà privare intere comunità del trasporto ferroviario, a favore di segmenti maggiormente redditizi.

Una volta si diceva che lo Stato non poteva produrre panettoni, così come avveniva fino agli anni ’80. È sicuramente vero, così come non dovrebbe mettere in saldo aziende ed enti che erogano servizi essenziali per la vita dei cittadini. Ma questa è la differenza fra sinistra e destra: non ditelo al Pd.

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