Valeria Solesin, una come tutti

di Matteo Lai.

Attenzione. Queste righe potrebbero urtare la vostra sensibilità. Se siete persone pronte a giudicare dopo poche frasi, siete pregati di non leggere questo articolo.

genitori SolesinValeria Solesin è stata uccisa nel corso di un attacco terroristico durante un concerto. Non durante l’adempimento del proprio dovere, oppure svolgendo una azione particolarmente coraggiosa o meritoria. Nonostante questo i vertici della nostra Repubblica hanno deciso di tributarle funerali di Stato.

Perché? Perché era una dottoranda? Un cervello (forse) in fuga? Perché aveva svolto, tempo addietro, volontariato con Emergency? Perché è stata vittima di un agguato terroristico in territorio straniero? Un mix di tutto ciò?

Probabilmente niente di tutto questo. Anzi. È stata proprio la normalità di Valeria Solesin a far sentire a un Paese intero la necessità, l’urgenza, di una cerimonia nella quale non solo è stato detto addio a questa sfortunata ragazza. In piazza San Marco, ognuno di noi ha – in realtà – salutato per sempre, o almeno per un congruo periodo, il proprio stile di vita, le proprie abitudini “normali”.

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