Tra gli assorbenti e i Rolex viene la nostalgia di Berlusconi

di Osvaldo Ambrosini.

Politicamente è sempre più difficile parlare della sinistra italiana senza utilizzare verbi declinati al passato prossimo se non addirittura a quello remoto. L’idea che oggi nessuna forza politica in campo riesca a rappresentare compiutamente le classi sociali meno fortunate o a difendere una società che si fondi soprattutto sull’uguaglianza dei diritti a base di un welfare dignitoso, è purtroppo un’amara verità. Il Partito Democratico, sempre meno democratico, checché se ne dica è diventato un partito “ad personam” come lo sono stati i partiti di Berlusconi e Di Pietro o la lista di Ingroia.

IMG_1697Ciò che animava le coscienze dei partiti da cui il PD discende direttamente è solo un lontano ricordo, utilizzato strumentalmente, di tanto in tanto, dai propri esponenti, quando torna comodo richiamarsi a valori come la Resistenza o a personaggi di elevata statura, quali Enrico Berlinguer. Utili come slogan elettorali per ingannare chi, piuttosto che guardare in faccia la realtà, preferisce ancora illudersi, un po’ come fecero i vecchi comunisti all’indomani della caduta del muro di Berlino.

L’imbarazzante figuraccia della nostra delegazione governativa, guidata dal Presidente del Consiglio, negli Emirati Arabi per promuovere scambi politico-economici con il paese patria dell’oro nero, fa rabbrividire. Accapigliarsi per degli orologi, sebbene di valore, segna un punto di non ritorno che va ben oltre ogni limite teorico ipotizzabile anche dal più permissivo dei codici etici. Ora i cronografi più famosi del mondo sono nella disponibilità dell’ufficio di Presidenza del Consiglio dei Ministri, che dovrà decidere il da farsi. Nel frattempo il premier, che da tempo sfoggia al polso numerosi orologi pregiati, tace così come tace anche riguardo alla rendicontazione delle spese di quando era alla guida del capoluogo toscano.

IMG_1698Più a sinistra chi credeva allo strappo di Civati da un partito ormai troppo imborghesito, ha dovuto assistere ad una forse eccessiva difficoltà organizzativa di un nuovo soggetto politico, “Possibile”, che stenta a decollare. Difficoltà storiche si dirà, la sinistra italiana è costellata di esperienze politiche condannate spesso all’irrilevanza. Il timore che Civati possa fallire è piuttosto concreto. I lunghi periodi di silenzio saranno sicuramente sintomo di un grande lavoro organizzativo, ma con le amministrative alle porte sarebbe forse meglio ritagliarsi qualche spazio sui media per far sentire la propria voce. Questo effettivamente qualche giorno fa è avvenuto. Civati si è fatto promotore di una battaglia di civiltà, la riduzione dal 21 al 4% dell’iva sugli assorbenti intimi femminili. Motivazioni condivisibili e battaglia apprezzabile, la concreta speranza che nel nostro paese le donne non si trovino a dover pagare troppo caramente un prodotto di cui non possono fare a meno è senza dubbio auspicabile.

Ciò che però fa riflettere non è tanto questa battaglia, ripeto importante, ma che la sinistra di Civati dopo molto silenzio ritorni agli onori delle cronache solo per questa proposta. Effettivamente domandarsi dove abbiano sbagliato Gramsci, Togliatti o Berlinguer è domanda legittima.

Allora ecco che in questo quadro generale assale il ricordo di uno “statista” della comunicazione, probabilmente il più grande che la storia della nostra Repubblica possa annoverare. Berlusconi, l’unico capace di mantenere unita, ovviamente solo quando
all’opposizione, la sinistra italiana.

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