L’onestà come slogan

di Matteo Lai.

Nel lontano 1992 un partito politico si presentò alle elezioni con uno slogan efficace: “vota il partito degli onesti”. Era il Partito Repubblicano di La Malfa jr. e Del Pennino sui quali, pochi mesi dopo, la scure di Mani Pulite si abbatté con violenza. Risultato? La scomparsa di un partito secolare, nato dalle idee di Mazzini, mentre i due esponenti, dopo una breve parentesi, ritroveranno casa alla corte di Re Silvio. 

Stefania BatzellaOra un nuovo movimento si è dato, come parola d’ordine, l’onestà. Ottima cosa, più che condivisibile, sebbene la difesa dell’interesse generale rispetto al proprio “particolare” dovrebbe essere la regola, non l’eccezione. Chi si fa portatore di valori assoluti e di “rivoluzioni culturali” spesso tramuta i propri slogan in mantra salvifici, ponendosi da solo al di sopra degli “altri”. Eppure un po’ di buon senso, oltre che di buon gusto, dovrebbe evitare certe prese di posizione: l’essere umano è infallibile ed esposto a mille tentazioni, la peggiore delle quali è il potere.

Accade così che, in Piemonte, una consigliera regionale a Cinque Stelle venga trovata dalla polizia municipale torinese alla guida di un veicolo senza assicurazione. Una delle violazioni peggiori e più meschine. In caso di incidente, chi risarcirà l’altro danneggiato? La risposta è semplice e immediata: nessuno. Da un rappresentante del popolo, ancora di più da un cittadino pentastellato, “pizzicato” in una siffatta trasgressione, ci si aspetterebbe profilo basso e sobrietà. E invece no.

Certificato-di-assicurazione-ancora-obbligatorio-in-autoDicono le cronache che la consigliera abbia iniziato a inveire contro gli agenti, evidenziando il suo status (grazie all’adesivo sul parabrezza che consente l’accesso al garage del consiglio regionale) e poi snocciolando un campionario di cose già viste: il dichiararsi vittima di una ingiustizia, mostrarsi come capro espiatorio per colpire il Movimento, e così via.

Peccato. Non sono tanto i casi come quello di Quarto, o i problemi di Parma o Livorno, a far capire che il M5S si stia istituzionalizzando, come si dice in politologia. Sono queste piccole avvisaglie, queste piccole arroganze da potenti che non sono prontamente sanzionate, a far intravvedere un inserimento dei Cinque Stelle nel sistema che tanto dicono di avversare. Speriamo di sbagliarci. Ma senza più destra né sinistra, e nemmeno “cani da guardia” del sistema, per l’Italia rischiano di avvicinarsi tempi duri, con una politica ridotta a guerra per bande.

 

 

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