Arnasco: ce n’è uno in ogni paese

di Osvaldo Ambrosini.

La tragedia che ha colpito Arnasco il 16 gennaio scorso, sembrava dovesse essere archiviata come uno di quei tanti, troppi, incidenti domestici mortali in cui il confine tra la disattenzione umana e le non idonee misure di sicurezza degli impianti è sempre molto labile.

IMG_2195Il crollo della palazzina, probabilmente provocato da un’esplosione innescata dall’accensione di una luce in un ambiente saturo di gas, ha travolto e ucciso 5 persone di cui quattro uomini di nazionalità italiana e una donna di origini marocchine, da anni residente nel nostro paese, ritrovata insieme al marito sotto le macerie. Un bilancio che poteva essere anche essere peggiore, considerando la vicinanza delle abitazioni nel vecchio borgo di Arnasco. L’intera comunità ferita si è stretta intorno ai suoi concittadini, le televisioni ci hanno mostrato soprattutto l’immagine di un dolore composto di una realtà molto distante dalla frenesia dei grandi centri urbani.

IMG_2182Nei giorni seguenti il compito di celebrare le esequie è stato affidato al prete del luogo, don Angelo Chizzolini. Ma il secondo momento peggiore per tutta la cittadina di Arnasco, dopo il crollo dei qualche giorno prima, avviene al momento della benedizione delle salme. Don Angelo evita volontariamente di consacrare il feretro della cittadina di origine marocchina posizionata accanto a quella del marito. “Dimenticanza” non casuale perché accade due volte, in Chiesa e all’interno del cimitero. Inizialmente il parroco si giustifica sostenendo che la donna, di religione islamica, non poteva essere sottoposta al rito cristiano, ben sapendo invece che Aicha Bellamoudden aveva iniziato un lungo percorso di conversione religiosa. Successivamente invece racconta di minacce imprecisate, ricevute da persone non meglio identificate che gli avrebbero suggerito di non trattarla alla stregua degli altri.

IMG_2179La decisione del parroco contraddice l’ordine del Vescovo che aveva invece autorizzato la celebrazione di quel funerale dentro la Chiesa, dopo aver avuto modo di parlare con i parenti della vittima. E se fosse vera la storia delle minacce ricevute, il parroco disobbedirebbe al dovere morale di denunciarne i responsabili. Resta indelebile il gesto di discriminazione, con la scusa della religione, ancor più aberrante perché compiuto verso una salma da parte di una persona incaricata di diffondere la “parola del Signore” ed insegnare la carità cristiana. Ma chi conosce don Angelo sa che non è nuovo a simili comportamenti: in passato si era già reso protagonista di inaccettabili affermazioni contro gli immigrati – “Piuttosto che accogliere dei migranti nella mia canonica, la brucio” disse nel settembre del 2015 – l’esatto contrario di chi per missione dovrebbe unire e non dividere le anime di una piccola comunità.

Nelle leggende strapaesane ogni villaggio ha un prete e uno scemo. Quest’ultimo viene spesso identificato con una persona che a volte rallegra la vita dei suoi concittadini, lo si sopporta nonostante abbia, oltre che un’intelligenza limitata, talvolta comportamenti poco gradevoli, chiassoso e un po’ maleducato. IMG_2176Nonostante tutto gli si vuole bene perché in fondo è chiaro che gli si debba in qualche modo star vicino. I più piccoli invece, inconsapevoli della sua limitata intelligenza, spesso lo prendono in giro e lui si arrabbia rincorrendoli per le strade. Ovviamente non tutte queste caratteristiche sono comuni a tutti gli scemi del villaggio ognuno avrà le sue, ma ciò che li accomuna è che tutto sommato non sono persone cattive hanno solo bisogno di essere aiutate. Sulle caratteristiche del parroco, pare invece inutile dilungarsi.

Ognuno è libero di dedurre a quale figura don Angelo si avvicini maggiormente, pur non avendo magari tutte le caratteristiche necessarie. È però evidente che abbia un immenso bisogno di aiuto morale e spirituale. Per questo sarebbe utile che il Vescovo intervenisse per proteggerlo ritagliandogli un ruolo che non sia quello di riferimento religioso di una comunità. Un intervento che servirebbe a far capire agli abitanti di Arnasco e a tutti noi che un mondo migliore è possibile, a cominciare dai rappresentanti della Chiesa.

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3 thoughts on “Arnasco: ce n’è uno in ogni paese

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