FamilyDay, Italo boicotta la Liguria

di Osvaldo Ambrosini.

Breve riassunto della vicenda che ha coinvolto il principale concorrente dell’Alta Velocità di Trenitalia. Il portale online di ItaloTreno pubblicizza tariffe vantaggiose per chi sarà diretto a Roma il 30 gennaio in occasione del Family Day. 

IMG_1788Il web non gradisce e reagisce sostenendo che l’azienda non dovrebbe favorire con tariffe vantaggiose chi manifesta contro i diritti degl’altri. Dalla bufera l’azienda pensa di uscirne facilmente con il suo “Social Media Manager” (ammesso che esista) pubblicando un comunicato ufficiale sulla pagina Facebook. Ma come si dice in questi casi, a volte la toppa è peggiore del buco. Per placare gli animi viene diffuso un nuovo comunicato in cui si tenta di esporre meglio le strategie commerciali. Ma ormai è tardi e dopo la rabbia sul web prevale l’ironia, gli hashtag più diffusi sono #italofail, #boicottaitalo, eccetera. Fermo restando che esistono questioni in cui il marketing non può prevalere su ogni cosa e la delicatezza dei diritti civili avrebbe dovuto consigliare quantomeno un po’ di prudenza.

Per noi liguri, ai margini per motivi principalmente territoriali, ma non solo, il treno Italo è un immagine portata nelle nostre case dalla televisione. Nelle strategie della concorrenza dell’alta velocità non ne fa parte la nostra striscia di terra che, a malapena, è servita da una linea ferroviaria tutt’altro che veloce. Addirittura in una buona parte del territorio esiste ancora un unico “binario triste e solitario”, da Finale Ligure a Ventimiglia.

linee ItaloQuindi, comunque la si pensi sulla questione family day, sentinelle in piedi o coppie arcobaleno, ad un ligure metterà male boicottare il treno oppure approfittare dell’offerta per andare a partecipare alla manifestazione. La Liguria è da tempo boicottata dalle scelte politiche che contano quasi in ogni settore, come se non esistesse, un po’ come il Molise insomma.

Personalmente pur essendo favorevole all’estensione dei diritti civili per le coppie di fatto che, si badi, sono per la maggior parte etero e non gay come la disinformazione vuole farci credere, penso tuttavia che avrei preferito una mobilitazione popolare della stessa portata contro l’abolizione dell’articolo 18. Ma le sentinelle di quel diritto erano, da tempo, tutte a 90 gradi.

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