Chiamate l’ambulanza, arriva Toti

di Matteo Lai.

Il presidente ligure Toti l’ha buttata lì: “Chi è ubriaco o drogato si deve pagare l’ambulanza”. Tutti d’accordo, bella proposta e applausi a scena aperta. Chi conosce la realtà delle “croci”, però, ha storto il naso: quanto incidono, infatti, realmente queste due categorie sugli interventi di emergenza/urgenza? Probabilmente poco o nulla.

Ad incidere pesantemente sui trasporti verso i vari pronto soccorso, infatti, sono più che altro le “sindromi assicurative”, ovvero quei piccoli incidenti che vengono ingigantiti per spillare qualche soldo in più, o i malanni di stagione che potrebbero e dovrebbero essere risolti dal medico di famiglia, mentre invece – all’italiana – non solo ci si rivolge alla struttura ospedaliera destinata alle criticità, ma si chiama l’ambulanza, certi di passare davanti al resto della fila.

IMG_1800Tutto ciò senza contare alcune aziende più grandi, o i centri commerciali, che per loro protocollo contattano il 118 per ogni piccolo o piccolissimo malessere o incidente. Perché, allora, non prevedere da parte di questi un versamento di una quota da destinarsi al Servizio sanitario regionale e, in particolare, all’emergenza sanitaria territoriale?

L’utilizzo disinvolto delle ambulanze, da parte di persone che potrebbero raggiungere l’ospedale con propri mezzi o restarsene addirittura a casa, contattando il proprio medico, è sempre censurabile. Distrarre un equipaggio di soccorso dal proprio territorio per delle sciocchezze non è un bene, perché un’altra “croce” deve coprire due zone: cosa difficile in ambito urbano, complicatissima nella miriade di piccoli paesi che compongono la nostra regione. Tuttavia, in un Paese dove lo stato sociale è sempre più una chimera, difendere la gratuità del primo soccorso è una battaglia di civiltà. Una maggiore consapevolezza e un miglior senso civico, potranno aiutare a vincerla.

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