Di Tullio, De Luca: ecco voi per esempio

di Osvaldo Ambrosini.

L’accostamento dei due politici può sembrare irriverente a seconda di come lo si guardi. Agl’occhi di un salernitano appartenente al PD il paragone potrebbe apparire svilente per la figura dell’attuale Presidente della Regione Campania, con un passato ed una carriera politica di tutto rispetto.

Dall’altro lato ad un savonese, che guarda all’attuale vicesindaco come il futuro primo cittadino, il paragone potrebbe invece apparire irriverente, considerata la non proprio fluida e cristallina storia politica di Vincenzo De Luca.

vincenzo-de-luca1In comune però hanno alcune cose. A parte l’appartenenza allo stesso partito ed il cognome composto di due parole: entrambi hanno iniziato facendo parte di giunte che amministravano le rispettive città di appartenenza ricoprendo anche il ruolo di vicesindaco. Per De Luca quell’incarico fu un vero trampolino. Nominato nel ‘90, divenne poco dopo primo cittadino, nel ‘93, in seguito alle dimissioni del sindaco Vincenzo Giordano travolto (poi assolto) dall’indagine di Tangentopoli. Proseguì facendo il sindaco per due mandati consecutivi, poi un paio di legislature come deputato ed ancora nuovamente sindaco di Salerno per altri due mandati.  La presidenza della Regione Campania è storia recente.

primarie-2570Di Tullio proverà soltanto ora ad indossare la fascia tricolore, ammesso che glielo facciano fare, dopo essere stato assessore nella giunta Berruti I e vicesindaco nel Berruti II. E non sarà per nulla facile riuscire a vincere, specialmente ben sapendo che per misurarsi a maggio contro i candidati degli altri schieramenti, dovrà aver prima battuto alle primarie di marzo l’establishment del suo stesso partito che ha scelto e impacchettato, durante le feste natalizie, un cadeau con dentro la candidata ideale.

Ora, a parte la facile ironia che si potrebbe fare facendo una similitudine tra Salerno e Savona come ad esempio sui Crescent che non pochi problemi hanno creato in entrambe le città (a Salerno anche di più), oppure sulla tanto agognata autonomia portuale difesa inutilmente dagli amministratori di entrambe le giunte, c’è un gesto di De Luca da cui Di Tullio dovrebbe prendere esempio.

Di - TullioNel 2006 Del Luca, all’epoca deputato, non era certo ben visto dal partito a causa dei contrasti con l’allora Presidente della Regione Campania, Bassolino. Il partito in un certo qual modo lo scaricò convinto di poterne fare a meno. De Luca si candidò ugualmente, appoggiato da una lista di progressisti e da una lista civica svincolata dal suo partito. La Margherita (siamo nelle fasi precedenti alla fusione a freddo tra DS e Margherita) gli oppose un candidato che fu appoggiato anche dai Democratici di Sinistra ‘ufficiali’, contrari ad una sua rielezione. All’indomani delle elezioni tutti dovettero riconoscere la manifesta superiorità di De Luca, compreso il suo vecchio partito, l’attuale PD. Al punto che riabbracciò il “dissidente” per non disperdere consensi radicati nel territorio.

IMG_1846Oggi Di Tullio dovrebbe fare tesoro di questa lezione politica che De Luca impartì al suo partito. È vero, il paragone non è completamente calzante, specialmente in termini di consensi, ma se è vero che Livio di Tullio non può contare su un vasto consenso in città, è pur vero che senza di lui il PD ridurrebbe notevolmente le già limitate chanches di vittoria alle prossime amministrative.

Lo stesso Di Tullio respinge proprio in queste ore, sulla sua pagina Facebook, le ipotesi di eventuali contropartite pur di rinunciare alla sua candidatura. Abdicazione che priverebbe la città di ciò che un tempo era ritenuto, dal partito, uno dei momenti più alti di democrazia interna e che oggi invece (Renzi) considera un pericoloso momento di resa dei conti della base.

Tuttavia se l’accostamento con De Luca può apparire distante per motivi geografici e di storia politica, ci si può sempre ricordare dell’esperienza di un sindaco che, non molto distante da Savona, un po’ di anni fa pur avendone combinate tante ha sempre agito per il bene della sua città senza mai farsi irretire troppo da “U Partiu”. Si chiamava Angelo Viveri e ad Albenga mise in riga un po’ tutti, persino il suo partito.

Stop Primarie Il Secolo XIX

 

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