Primarie savonesi primo round: Battaglia circondata dai senatori, Di Tullio… circondato.

di Osvaldo Ambrosini.

La competizione tra i due esponenti dem savonesi registra il primo vero confronto, dopo quello appena accennato negli studi televisivi di Primocanale di qualche giorno fa. In una Sala Rossa gremita, chi si aspettava un po’ di agonismo è forse rimasto deluso. Molto politichese nelle parole di Di Tullio e molto burocratese in quelle della Battaglia, si dirà: non poteva essere altrimenti.

IMG_2185Il confronto, partito nei migliore dei modi, con Di Tullio che offre un mazzetto di fiori alla Battaglia omaggiandola per la festa delle donne appena trascorsa, si è subito rovinato per il pessimo audio dovuto al malfunzionamento del microfono radiocontrollato. Fruscii ed effetti Larsen hanno allietato, si fa per dire, la platea durante i primi minuti. Per correre ai ripari è stato utilizzato un microfono da tavolo appoggiato sulla grande scrivania alle spalle dei protagonisti i quali, scambiandoselo ad ogni intervento, hanno finito per arrotolare nei cavi l’incolpevole moderatore della serata. L’invenzione che non ti aspetti è dei Giovani Democratici, organizzatori della serata, che con un colpo di “genio” riescono a consegnare un microfono a testa ai tre protagonisti. Il futuro del PD è ben riposto.

Ma veniamo al confronto. Se fossero stati due pugili probabilmente l’arbitro li avrebbe richiamati per i deboli attacchi nei confronti dell’avversario. Tuttavia se si considera che entrambi appartengono allo stesso partito, e si badi non uno qualunque, ma quello che decide in città il bello e cattivo tempo da diversi lustri, forse si sono detti anche troppo.

IMG_2181-0Di Tullio sulle questioni calde, come il bitume o la raccolta differenziata che non decolla, si è trincerato dietro al suo ruolo, a suo dire marginale. In qualità di vicesindaco con deleghe all’urbanistica pare non avesse le competenze necessarie né il titolo per poter intervenire. La Battaglia ha impressionato invece per la scarsa conoscenza della città. Quando si è parlato dei problemi del traffico se l’è cavata con una “supercazzola” degna del miglior Conte Mascetti. Per non parlare di quando ha tentato di far credere alla platea di rappresentare la novità. Per carità nuova e giovane lo è senz’altro, ma se dietro a lei la claque è composta da Martino, Briano, Larosa, Lavagna, Pozzo o Berruti, crederle diventa un esercizio davvero faticoso. Ma è pur vero che senza l’appoggio di alcuni di questi non avrebbe avuto la possibilità di giocarsi alcuna chance.

La serata decolla proprio sul finire quando la scaletta prevede un super domandone incrociato tra i candidati. Il primo è Di Tullio che per scelta rinuncia a porre una domanda all’avversaria: probabilmente avrebbe preferito domandare qualcosa al segretario provinciale del partito.

La Battaglia invece domanda eccome. Ricordando un aneddoto di circa due anni prima quando fu invitata proprio in Sala Rossa per parlare di Smart City, racconta che a margine dell’incontro, in occasione di un aperitivo con altre persone, fu proprio Di Tullio a confidarle di ritenerla in grado di essere un ottimo sindaco di Savona. La Battaglia chiede appunto che cosa abbia fatto cambiare idea al vicesindaco.

La risposta era prevedibile. Di Tullio non smentisce affatto l’aneddoto ma precisa che ciò che non lo ha convinto non è stata la scelta del candidato, ma il metodo con cui il partito ha voluto imporre la sua candidatura, cercando in tutti i modi di evitare le primarie. Definendosi un vecchio circondato da persone nuove si è rivolto alla Battaglia definendola una persona nuova circondata da persone vecchie.

Tuttavia dopo questo primo confronto, se mai ce ne saranno altri, la sensazione è che essersi messi contro il “turborenzismo” dilagante non sia stata una scelta vincente, Di Tullio per spuntarla dovrà sudare le proverbiali 7 camicie e non sarà facile. Nelle altre realtà italiane, a Milano con Sala, a Roma con Giachetti, a Napoli con la Valente, il premier ha sempre portato a casa la vittoria, quando necessario anche grazie al doping dell’affluenza alle urne o il voto “con euro incentivo”.

Ma non tutto è perduto, Savona è pur sempre Savona, e potrebbe rappresentare l’eccezione, considerando che la Battaglia ha imbarcato con se molti di quelli che ultimamente hanno sbagliato la corsa sul carro del vincitore (Paita docet), chissà che non perdano ancora.

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