Altare piatto tipico: minestrone in salsa di ricino

di Osvaldo Ambrosini.

Location: cimitero militare delle “Croci bianche”. Gestito dal ministero della Difesa, realizzato dal generale Amilcare Farina, comandante della Divisione di fanteria di Marina San Marco durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana. Accoglie 331 salme di numerosi caduti senza distinzione di nazionalità e di grado, di cui 227 militari dell’esercito repubblichino, 72 militari tedeschi, 25 partigiani, 7 civili e 17 ignoti.

img_3117Ingredienti: una classe di bambini delle elementari di Cengio; un paio di maestre più interessate alla visibilità personale che alla comprensione del significato della storia; un sindaco di Altare del PD, meglio se poco attento; un consigliere regionale in quota Forza Italia, appassionato dei maró; la coincidenza che vuole il 25 aprile contemporaneamente giorno della liberazione e festa religiosa di san Marco; qualche nostalgico del battaglione san Marco, quello della repubblica sociale; un paio di braccia tese; un drappo nero in memoria dei reduci combattenti della RSI; un pizzico di maró, anzi due.

Lasciare scaldare a fuoco lento, mescolare ed attendere senza fretta.

Quello che è accaduto nel piccolo comune alle porte della Valle Bormida il 25 aprile andrebbe intelligentemente ricondotto nell’alveo del buon senso. E le polemiche, scaturite dalla presunta apologia del fascismo avvenuta durante le commemorazioni ufficiali, stigmatizzate.

img_3118Tuttavia questo non è possibile, non lo è perché conservare la memoria storica non è soltanto importante, ma un dovere per non ricommettere tragici errori. Ciò che è accaduto nel cimitero di Altare è quanto di peggio il revisionismo storico potesse organizzare. Chi ha messo in piedi la cerimonia ha evidentemente scelto con consapevolezza il luogo, i protagonisti e gl’ospiti.
Un buon modo per perpetrare quell’opera di svuotamento del significato di questa giornata che avviene ormai da molti anni grazie al notevole contributo del berlusconismo e di tutte le destre del nostro paese, insomma uno schiaffo alla storia della nostra Repubblica.

img_0262Un tranello inaccettabile che si è celato dietro alla spudoratezza con cui è stata utilizzata l’innocenza dei bambini, a cui sono stati fatti indossare fieramente un cappellino del battaglione san Marco e relativo foulard rosso al collo. La marcetta che li ha visti entrare nel cimitero compatti, petto in fuori pancia in dentro, con tanto di saluto militare è quanto di più simile alla gioventù del littorio.

Per i più distratti a rimarcare quella che è stata a pieno titolo una rievocazione del ventennio, altro che festa della Liberazione, il gonfalone nero dei reduci combattenti della repubblica sociale. Come se non bastasse la pagina Facebook ufficiale del gruppo “Leoni di San Marco Marina Militare”, oltre a pregiarsi della diffusione del video della cerimonia, si contraddistingue tristemente grazie anche ai numerosi commenti tutt’altro che democratici dei nostalgici del ventennio fascista.

Resta sospeso il giudizio sul primo cittadino di Altare esponente del PD che, pur non nascondendo la propria indignazione postuma riguardo all’accaduto, riesce difficile pensarlo completamente ignaro di tutto quello che stava per accadere in casa sua. In ogni caso una volta resosi conto di quanto stesse accadendo sotto i suoi occhi, svestirsi della fascia tricolore durante la manifestazione sarebbe stato un gesto necessario.

Forse anche agli ideatori della cerimonia, che avrebbero voluto trasformare la ricorrenza della liberazione del nostro paese dal giogo nazifascista ad una più semplice giornata per invocare la liberazione dei maró, la festa è orribilmente scappata di mano trasformandosi in una becera apologia del fascismo.

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