La pancia di Piazza Sisto IV

di Osvaldo Ambrosini.

Esiste un nesso di causalità tra lo smottamento in piazza Sisto IV e il momento attuale che sta attraversando la nostra città? Probabilmente no. Eppure è quasi impossibile non fare paragoni. I Cinque Stelle, e non solo loro, ironizzano sul buco nei bilanci e sulla mala amministrazione che avrebbe fatto sussultare anche il sottosuolo, oltreché i propri cittadini.

img_3305Più concretamente le cause che hanno determinato lo strano sollevamento di parte della pavimentazione sono ancora avvolte nel mistero. Tra le ipotesi più accreditate la presenza di una falda acquifera, il riaffioramento di un antico corso d’acqua nel sottosuolo o la naturale conseguenza dei numerosi sbalzi termici di questi giorni. Tuttavia il caso ha voluto che la sera precedente la piazza fosse stata invasa da una “folla oceanica” di supporters leghisti, non più di 400 persone organizzatori compresi, inneggianti il capitano, così amano chiamare Salvini.

img_4454È possibile che combinato disposto Salvini’s boys e i due esponenti di peso, in tutti i sensi, dell’agonizzante Forza Italia, Toti e Vaccarezza, abbiano responsabilità riguardo al triste destino della piazza? Chi può dirlo. Sarà forse un segnale di ribellione della città, libero comune dal 1191, che nell’archiviare questo ultimo decennio sicuramente poco entusiasmante, avrebbe sperato in una alternativa migliore di quella proposta dai professionisti del populismo d’accatto?

In città gli altri due comizi fino ad ora organizzati dai Cinque Stelle, presenziati da Di Maio e Di Battista, hanno portato in strada più o meno la stessa quantità di persone movimentata da Salvini, con l’unica differenza che aver rivolto il palco verso corso Italia piuttosto che su piazza Sisto ha avuto il pregio di appagare maggiormente l’occhio degli organizzatori.

img_4451Tuttavia una campagna elettorale basata sul discredito dell’avversario, combattuta a colpi di gazebo e chalet non porta lontano. Ciò nonostante la politica, che probabilmente appassiona così poco dai tempi di tangentopoli, si nutre di tutto questo con un unico obiettivo: la conquista del consenso, che troppo spesso risulta essere inversamente proporzionale alla qualità dei politici.

Prima che qualche altro luogo pubblico si ribelli ai suoi stessi residenti, sarebbe saggio ricondurre la campagna elettorale ad un dibattito sui programmi e non ad una esplosione di pance.

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