Non santifichiamo Pannella

di Matteo Lai.

Un detto savonese dice che, una volta nella vita, tutti quanti siamo universalmente riconosciuti come belli e come bravi, ossia quando si nasce e quando si muore. Ogni volta che un personaggio famoso o noto passa a miglior vita, si ha una ubriacatura mediatica che azzera i difetti dello stesso, non rendendo un buon servizio – a modesto avviso dello scrivente – alla memoria del defunto.

imageIn questi, giorni assistiamo all’incesamento del personaggio Pannella, con dichiarazione di vicinanza al mondo dei radicali anche da soggetti improbabili. È ovvio che Pannella e i suoi compagni di viaggio del Pr abbiamo il merito di essere stato il detonatore del cambiamento civile italiano, trascinando anche la sinistra – piuttosto restia – in battaglie quali il divorzio e l’aborto, mostrando a tutti come la società fosse anni luce più avanti rispetto alla politica. A livello partitico, Pannella e i suoi sono stati coloro che hanno fatto assurgere il Partito Radicale ai livelli più alti e coloro che lo hanno affossato.

Il Pr, infatti, era nato negli anni ’50 da una scissione dell’ala sinistra del Partito Liberale Italiano, con esponenti il cui spessore politico e culturale era inversamente proporzionale all’appeal elettorale. Partito della borghesia illuminata (categoria quasi assente in Italia) è assurto agli onori delle cronache politiche solo grazie alla sua trasformazione nella nave corsara pannelliana che abbiamo conosciuto. imageLe battaglie contro la Casta (un tempo non si chiamava così) oggi tanto care ai grillini – la cui base, proprio sul blog di Grillo, si è scagliata contro di lui a cadavere ancora caldo – sono state portate avanti per la prima volta proprio dai radicali, con i referendum contro il finanziamento pubblico dei partiti, ma anche con norme interne che vietavano la ricandidatura o, addirittura, prevedevano un turnover durante il mandato. Ogni azione di Pannella e dei radicali era però condito da un atteggiamento naïf che non gli ha mai permesso di assurgere al ruolo di forza credibile, ma – tutt’al più – di Giamburrasca della politica, fino alla trasmutazione del Pr in qualcos’altro che non fosse più un partito politico italiano, con la creazione del Partito Radicale Transnazionale, nel nome un partito ma nei fatti una ONG e come tale riconosciuto dall’ONU.

imageLa politica in Pannella appariva come una sovrastruttura, volta unicamente alla realizzazione e al consolidamento della struttura, per lui rappresentata dai diritti e dalle libertà civili. Tutto giusto è legittimo, anche se più di una volta questo lo ha portato a perdere la bussola: si pensi all’appoggio al primo governo Berlusconi o alla lista Pannella-Sgarbi, naufragata già prima dell’esordio elettorale. Senza dimenticare le responsabilità nella formazione di una parte dell’elite politica, con personaggi come Francesco Rutelli (prima radicale, poi verde infine centrista cattolico), ma anche Marco Taradash, Elio Vito, Daniele Capezzone, Gaetano Quagliarello e molti altri, tutti poi approdati alla corte di Silvio Berlusconi: una strada aperta per primo proprio dal leader radicale e, pare evidente, ben distante dalle idee del Radicalismo di Pannunzio e Ernesto Rossi, ma anche dello stesso Pannella animatore della Sinistra Radicale interna al Pr.

Un personaggio ingombrante, politicamente ipercinetico e quasi sempre contraddittorio, che però si era dato, come lavoro, quello di smuovere le acque di quella palude che è da sempre la politica italiana.

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