Sanità, si scrive Liguria ma si legge Lombardia 

di Matteo Lai.

Qualsiasi ligure traviato dalla super efficienza che si respira all’ombra della Madonnina (oltre allo smog), vi dirà che se il viaggio tra Genova e Milano dura circa un’ora e mezza, in realtà sembra di fare un balzo in avanti di circa 10 anni. A ciò, ogni ligure-ligure risponderà con sfottò e sberleffi sui “bauscia”. Come sempre la verità starà nel mezzo, con aspetti positivi e modello che la Liguria potrebbe e dovrebbe seguire, mantenendo però le proprie specificità. Il cosiddetto “libro bianco della sanità”, presentato dall’assessore Sonia Viale, è esattamente il contrario di tutto questo.

imageL’attribuzione della gestione del sistema sanitario alla Regione, a cui spetta l’ultima parola su ogni decisione, nell’ambito dell’inquadramento deciso dalle norme statali, ha aperto un vaso di Pandora, aprendo le porte di un importantissimo centro di spesa a venti (anzi, ventuno, considerando le province autonome) classi politiche regionali, con conseguente aumento dei costi e dei problemi di controllo.

È di poco tempo fa lo scandalo che ha investito la Lombardia, a guida Maroni, proprio per delle (presunte) mazzette ricevute da funzionari e politici per agevolare alcune aziende, nell’accaparrarsi i servizi sanitari dismessi dalla Regione. Per quasi tutti è stata la dimostrazione dei limiti insiti nello spesso decantato “sistema Lombardia”. Non così per la giunta ligure, che pochi mesi dopo ha fatto un bel “copia e incolla” di quel sistema, annunciandone l’adozione. Un sistema dove il privato non sarà più d’ausilio alla sanità pubblica, ma sarà invece investito di poteri di gestione diretta. Con quali maggiori benefici per il cittadino non è dato saperlo, considerando che se la sanità pubblica è – per sua definizione – in perdita, dovendo offrire un servizio alla cittadinanza, il privato, oltre a coprire il costo del servizio offerto, deve anche produrre profitto. imageMa si sa: meglio svendere i gioielli di famiglia piuttosto che dar vita a un’attenta politica di gestione dei costi. E non si dica che è diretta conseguenza della sconfitta del Pd (e di Paita) in regione. Lo smantellamento della sanità ligure ha radici antiche, che nelle giunte di centrosinistra avevano raggiunto il culmine con la cessione di un intero reparto ospedaliero ad un’azienda (l’ortopedia di Albenga a Gsl), con strascichi giudiziari.

Il duo Toti-Viale continuerà quindi sulla strada già aperta dalla giunta Burlando. Certamente con più aggressività, come è abitudine di quella parte politica. Ma senza avere una opposizione che – senza maschere di ipocrisia – possa legittimamente mettere in allarme i cittadini per questi saldi, fatti sulla nostra salute.

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