Sulla carcassa delle fabbriche vadesi

di Osvaldo Ambrosini.

Vado Ligure tra mezzo secolo sarà ricordata probabilmente come uno dei tanti esempi italiani di scelte sbagliate. Il luogo in cui la lungimiranza ha lasciato il posto ad un tipico esempio di cecità politica. È noto che le aziende ragionino secondo logiche legate strettamente al fatturato, la programmazione sul lungo periodo non è mai connessa unicamente al territorio in cui si confrontano quotidianamente, per ovvie ragioni. Sono innumerevoli gli esempi di aziende che hanno delocalizzato la produzione in paesi in cui costi delle materie prime e del lavoro sono inferiori.

img_3438È specifico compito della politica invece preparare il terreno perché le aziende esistenti non abbandonino il territorio e perché altre nuove possano insediarsi. Il prezzo che si paga in questi casi (inquinamento, traffico, industrializzazione) è ampiamente ripagato dai grandi vantaggi che questi meccanismi innescano (occupazione, commercio, sviluppo economico).

Tuttavia la pesante crisi che dura ormai da anni ha creato un cortocircuito evidente in questo sistema per cui perfino la classe politica più miope avrebbe dovuto quantomeno predisporre strategie alternative all’industria per uscire da una crisi che sembra irreversibile. Ma a Vado Ligure, come anche a Savona, la parola turismo pare essere un tabù, anche per questo motivo la piattaforma portuale multipurpose è vista come la soluzione di tutti i mali.

img_3445Le grandi fabbriche del territorio, ad eccezione delle due sorelle americane Infineum e Esso Chimica, hanno chiuso o attraversano una profonda crisi. La perdita di una vitale commessa in casa Bombardier ha generato la recente mobilitazione dei dipendenti ai quali si sono uniti in corteo quelli di Tirreno Power, da tempo in difficoltà. Nella manifestazione, che ha incassato la solidarietà dei lavoratori della Piaggio di Villanova d’Albenga e quelli dell’Enel di La Spezia, qualcosa però ha evidentemente stonato.

img_3467Ad eccezione dei candidati Frumento e Pongiglione, e del candidato sindaco del M5S Diaspro (sostituito però dal consigliere regionale savonese, Melis) che non erano presenti, il corteo è stata l’occasione per una passerella elettorale di tutti gl’altri candidati. Infatti, fatta salva la presenza di Barisone, rappresentante del partito dei comunisti dei lavoratori probabilmente l’unico titolato a presenziare, ha avuto un sapore piuttosto ipocrita rilevare un interesse così improvviso (e improvvisato) alla questione da parte degl’altri. Insomma è sembrato più che altro che non ci si potesse far scappare l’occasione di farsi notare in una manifestazione che ha paralizzato il casello autostradale di Savona Vado per un’intera mattinata e che ha richiamato tutti i media locali.

img_3462Occorre ricordare tuttavia che il “partito della nazione”, ben rappresentato dalle candidate donne presenti alla manifestazione, ha già iniziato a porre le basi per risolvere positivamente la crisi occupazionale. Il jobs-act introdotto dal governo Renzi (esaudendo di fatto i sogni proibiti del centrodestra) attraverso la riduzione del costo del lavoro (tutele crescenti), contribuendo a ridurre le garanzie per i lavoratori (controllo a distanza, demansionamento, eliminazione dell’articolo 18) riuscirà a rendere il nostro paese più appetibile per gli investitori esteri.

E noi che stupidamente pensavamo che i problemi reali fossero invece i costi eccesivi delle materie prime o l’elevata pressione fiscale a tenere distanti gli imprenditori. Chissà se la Battaglia e la Caprioglio, chiedendo il consenso ai manifestanti, hanno spiegato anche questa.

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One thought on “Sulla carcassa delle fabbriche vadesi

  1. ma chi se ne frega del costo del lavoro se non c’è un cazzo da fare? le aziende hanno sempre pagato quello che c’era da pagare se c’era lavoro restribuito dignitosamente, ma possono mettere anche 5 anni di stipendi pagati dal governo, che se il lavoro non c’è le aziende non assumono

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