Domani in battaglia pensa a me. Dispera e muori.

di Matteo Lai.

Tra i fatti più clamorosi, di queste elezioni amministrative savonesi, c’è un dato che riguarda il Movimento 5 Stelle: rispetto alle Regionali dello scorso anno, la percentuale di voti ottenuta da Diaspro, candidato sindaco, e da Alice Salvatore, candidata presidente, è praticamente la stessa: 25,10% a 25,07%.

img_4907Si dirà che una cosa sono le Regionali e una le amministrative, che i voti ottenuti da Diaspro sono aumentati e che la lista è andata meglio rispetto alle scorse consultazioni, che a differenza del 2015 -quando si è recato un elettore su due – i votanti hanno superato quota 61%, eppure quello che a naso emerge è solo un dato: la spinta propulsiva dei Pentastellati, almeno all’ombra della Torretta, pare essersi esaurita. Era quasi impossibile non centrare almeno il risultato di arrivare al ballottaggio, con gli errori e le scelte incomprensibili e spesso inaccettabili di quattro amministrazioni a guida centrosinistra, gli stracci volati prima, durante e dopo le primarie Pd, le due candidate delle maggiori coalizioni letteralmente paracadutate sul territorio, essendo entrambe ben poco conosciute a Savona: ma il M5S c’è riuscito. Il motivo? La scelta di un candidato che non è passato attraverso la tanto decantata “democrazia della rete”, ma anche alcune cadute di stile e prese di posizione arroganti – parliamo dello “chalet” giallo costruito sotto al Comune e la rottura del silenzio elettorale con un volantinaggio – non accettabili da parte di chi si proclama paladino dell’onestà e di una immagine diversa della politica.

img_4908A sparigliare le carte è stata sicuramente Daniela Pongiglione, a capo di una mini coalizione civica composta dalle liste Noi per Savona e Savona Bella, già candidata cinque anni fa, che compie un miracolo, passando da meno del 4% a oltre l’8%. A patire le conseguenze di questo exploit di un gruppo eterogeneo che sa molto di “radical chic” sono in diversi: prima di tutto Rete a Sinistra, che non raggiunge il 5%, con il candidato Marco Ravera che sicuramente meritava miglior fortuna ma che altrettanto sicuramente ha scontato la presenza ininterrotta – in tempi e modi diversi, ma anche con diverse responsabilità – di almeno uno dei “soci di maggioranza” della lista nelle giunte Ruggeri e Berruti. La presenza delle due liste a sostegno della Pongiglione ha sottratto voti anche e soprattutto al M5S, offrendo una valida alternativa a coloro che, da sinistra, di votare Pd non se la sentivano ma ritenevano i Pentastellati eccessivi, con il loro dogmatismo che ricorda quasi i maoisti di un tempo. Qui parlare di voti persi da uno o dall’altro non ha quasi senso: sono semplicemente voti “in transito” che non hanno più trovato adeguate risposte nel centrosinistra, ma non le hanno neppure scovate alla corte di Grillo e soci.

img_4895Incredibilmente, oltre ai già citati Cinque Stelle che non raggiungono l’obiettivo minimo del ballottaggio – ma che comunque passano dal 9 al 25% e diventano il primo partito cittadini – il risultato peggiore e più deludente lo ottengono le coalizioni che sostengono le due candidate al ballottaggio. Il centrodestra non raggiunge il quasi 32% delle Regionali né bissa il risultato di essere prima coalizione a Savona, mentre la Lega che lo scorso anno svettava al 20% quest’anno non raggiunge il 12%: quasi dimezzata. La lista Vince Savona che ha messo di fatto insieme Forza Italia e Fratelli d’Italia, in una riedizione del Pdl, non raggiunge il 10%, come FI lo scorso anno. Non si parli del buon piazzamento della lista civica Caprioglio Sindaco (5%) come scusante dell’indebolimento del resto della coalizione: le liste civiche devono portare altri voti, non toglierne ai partiti già presenti.

img_4916La vera tragedia, tuttavia, si consuma in casa Pd, che raggiunge un risultato elettorale come partito (poco più del 21%) che sarebbe già stato pessimo per il Pds savonese, figuriamoci per uno a “vocazione maggioritaria”. Anche in questo caso, la scusa delle liste civiche non attacca: Ruggeri ne sfoggiava due, anche l’ultimo Berruti ne aveva una, e in questo caso erano andate a intercettare voti del centrodestra. Terribile anche il risultato della coalizione: anche sommando le mele con le pere (ovvero i voti della sinistra di Ravera e quelli dei socialisti di Frumento, con Berruti in maggioranza, non si arriva neppure lontanamente al 50%+1 dei voti, figuriamoci al 58% del 2011). Intanto in casa Dem gli stracci già volano: si attende la resa dei conti dopo il ballottaggio.

L’unico dato certo è che, per la prima volta dal 1994, il centrosinistra non ha vinto al primo turno e si andrà al ballottaggio. All’epoca si scontrarono Aldo Pastore (candidato di sinistra supportato da Savona Progressista, Rifondazione, La Rete e, al ballottaggio, dai Verdi) contro Francesco Gervasio, con una coalizione “spuria” di centro-centrodestra formata da Partito Popolare (l’ex Dc), Forza Italia e Lega Nord: già da questo si nota quando l’asse politico – anche savonese – si sia spostato a destra. Sappiamo tutti come andò a finire. Le Regionali sono storia recente: la candidata Battaglia farebbe meglio a non ascoltare le “sirene” che hanno già assistito Lella Paita, cominciando a smarcarsi da loro per camminare sulle proprie gambe. Potrebbe solo averne giovamento.

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