Toglieteci tutto anche la democrazia 

di Osvaldo Ambrosini.

Il 2016 passerà alla storia per almeno un paio di avvenimenti: il referendum popolare, consultivo è bene precisarlo, che ha decretato la volontà del popolo britannico di concludere l’esperienza nell’Unione Europea, Brexit, e il referendum costituzionale, questo non consultivo, che metterà il popolo italiano di fronte alla scelta tra una riforma tanto cara ai nuovi padri costituenti Boschi e Renzi, nonché ai “veri partigiani”, e il mantenimento dello status quo.

imageDa una parte l’abolizione del Senato, finta come quella delle province, la fine del bicameralismo perfetto, efficace come un’aspirina per un malato terminale, la promozione alla carica di onorevoli con tanto di immunità della classe politica più indagata di sempre, i consiglieri regionali, ma soprattutto la cessione di una enorme fetta di sovranità del popolo italiano alla tanto vituperata casta della politica. Dall’altra parte invece l’eventuale esito negativo determinerà non soltanto la fine del governo Renzi ma soprattutto la conclusione della sua esperienza politica (sempre se manterrà la promessa, è lecito dubitarne).

Sull’esito del referendum inglese numerosi opinioni leader, delusi evidentemente dalla vittoria del Brexit, hanno giudicato negativamente la scelta di demandare alla volontà popolare una decisione così importante. Qualcuno addirittura come l’autorevole Saviano ha ricordato quanto fu nefasta per le sorti del nostro paese la volontà popolare che nel 1938, acclamando Hitler e Mussolini a Roma affacciati insieme al balcone di Piazza Venezia, determinarono l’ingresso in guerra, così come ricorda in generale i popoli asserviti al cospetto di ogni malfattore che abbia condotto l’Europa sull’orlo baratro.
imageIl messaggio che arriva da più parti può essere così riassunto: alla sovranità popolare andrebbe posto un limite specie se a risultare determinate sul futuro dell’Europa sono i voti dei ceti sociali meno abbienti, meno istruiti e spesso anche anagraficamente più vecchi. Viene rimessa in discussione in questo modo la bontà del diritto al voto e addirittura l’efficacia del suffragio universale.

Eppure il popolo italiano, non particolarmente acculturato alla fine di una guerra terribile, fu ritenuto giustamente sovrano quando decise di chiudere per sempre l’esperienza monarchica per affidarsi ad una repubblica democratica, oppure quando confermò la legalità di aborto o divorzio.

imageAi sostenitori del ‘remain’, non solo d’Inghilterra, occorre dunque ricordare che la democrazia non può piacere soltanto quando gli esiti delle consultazioni corrispondono alle proprie idee. Ci si lamenta che questa Europa stia togliendo, tra le tante cose, pezzi rilevanti di sovranità popolare, ma poi se l’esito del referendum inglese non piace si parla di questioni troppo complesse per lasciar decidere i cittadini, invocando un sorta di oligarchia censitaria.

imageSi è scelto di costruire l’Europa partendo dai burocrati, delle banche e dalla moneta. Oggi a mancare è la spinta identitaria che sarebbe servita a rendere coeso un popolo di circa mezzo miliardo di persone e che avrebbe permesso al ‘remain’ di prevalere sul ‘leave’. Per costruire qualunque edificio é necessario partire dalle fondamenta, forse la spiegazione del dilagare dei populismi e dei nazionalismi è tutta qua.

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