Savona, l’assestamento post elettorale di M5s e Centrodestra

di Osvaldo Ambrosini.

Chi pensava che la merda nel ventilatore fosse un’esclusiva del partito democratico savonese, sconfitto alle amministrative, si sbagliava: e di grosso. Anzi occorre essere onesti e ammettere che, per lo meno, dentro al Pd locale non si è fatto finta di nulla, atteggiamento che in regime di renzismo rappresenta già un passo in avanti. Dopo aver ammesso la sconfitta non sono mancate assunzioni di responsabilità da parte dei vertici a cui hanno fatto seguito illustri dimissioni. Elementi che sembrano invece ancora sconosciuti in altri schieramenti politici savonesi. 

img_5392Il M5S ad esempio, incapace di raggiungere l’obiettivo minimo prefissato, il ballottaggio (che gli avrebbe garantito la probabile vittoria, tenuto conto che al secondo turno ha poi vinto 19 volte su 20) non soltanto si guarda bene dal recitare il “mea culpa”, ma rilancia attaccando l’elettorato, definendolo immaturo e non pronto al cambiamento. Lo stesso atteggiamento tenuto dagli europeisti convinti il giorno dopo la brexit, quando hanno addirittura sollevato dubbi sulla legittimità della volontà popolare.

Imperterriti i grillini savonesi vanno avanti per la loro strada, certi della loro infallibilità, nonostante una faida interna, innescata proprio dai vertici, sfugga al controllo insieme ad una buona dose di fiele che tracima dalle pagine di Facebook.

Eppure qualcuno nel movimento dovrà pur chiedersi prima o poi come mai la Liguria sia l’unica regione del nord Italia, eccezion fatta per quelle a statuto speciale che hanno dinamiche leggermente differenti, a non avere amministrazioni pentastellate. Un bel paradosso se si pensa alle origini del suo principale fondatore.

img_0590Il centrodestra invece pare, in queste ore complesse in cui dovranno uscire i nomi dei nuovi componenti della giunta, un po’ in difficoltà. La coalizione dovrà essere rappresentata in modo il più possibile omogeneo, si dovrà tener conto non soltanto delle quote rosa (obbligatorie al 40%) ma anche dell’effettivo contributo dato dai singoli partiti alla vittoria finale. Sebbene Toti sia politico esperto in questo campo, promotore del modello Liguria proposto per vincere su tutto il territorio nazionale, non sarà semplice riuscire ad accontentare tutti.

In questo clima già di per se surriscaldato di fine giugno, il neo vicesindaco Arecco, in attesa di nomina ufficiale, non ha perso tempo ed ha invitato i componenti dei CDA delle società in house a presentare le dimissioni volontarie. Un buon metodo per semplificare il lavoro della nuova giunta che evidentemente non gradisce i tecnici nominati da quella precedente, neppure quando trattasi di persone capaci. Occorre tuttavia sottolineare come questo genere di bullismo politico, per quanto ispirato direttamente dal capo del Carroccio, mal si addica al ruolo del buon amministratore. In primo luogo sarebbe corretto far conoscere in base a quali valutazioni meritocratiche verranno scelti i nuovi componenti dei CDA. Quali saranno progetti, le programmazioni e gli obiettivi che dovranno raggiungere e in quanto tempo. Soltanto allora sarà possibile esprimere un giudizio e capire se si è di fronte all’ennesima spartizione di poltrone e ricompense oppure se sarà l’inizio di un reale rinnovamento tanto sbandierato in campagna elettorale.

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