Opinione pubblica e media, il vero branco

di Osvaldo Ambrosini.

Un paio d’anni fa, a fare scandalo fu l’arresto di 4 ragazzi minorenni all’interno dell’istituto alberghiero Migliorini di Finale Ligure. L’accusa fu una delle più infamanti: violenza sessuale di gruppo nei confronti di una compagna, avvenuta proprio tra le mura dell’istituto. Sul banco degli imputati, soprattutto per i media e l’opinione pubblica, oltre ai ragazzi, le rispettive famiglie: colpevoli di non essere state capaci di trasmettere la giusta educazione ai figli.

img_5439Il caso divenne nazionale, troupe televisive dei maggiori telegiornali presidiarono per alcuni giorni l’esterno della scuola per narrare la cronaca di un orrore subito da una ragazzina, vittima soprattutto, a loro dire, di una società sempre più in crisi di valori. Di quella storia non c’è stato risparmiato nulla, dai racconti della detenzione dei colpevoli, agli interrogatori, alla disperazione dell famiglie, fino al lento reinserimento a scuola. Insomma abbiamo conosciuto ogni dettaglio del repertorio della tanto in voga gogna mediatica, alla faccia della carta di Treviso.

Oggi a distanza di due anni quello stesso scenario sembra riproporsi, cambia la location, un tranquillo appartamento del centro di Savona, e l’età della vittima, in questo caso appena maggiorenne. Ma il branco no è sempre lo stesso, ragazzi minorenni di buona famiglia invitati a salire in casa di una ragazza, fidanzata di uno di loro, che ha approfittato dell’assenza dei genitori. Quello che poi è accaduto dopo lo si può solo immaginare. Un vero e proprio stupro di gruppo? Oppure un gioco a quattro iniziato col consenso di tutti e poi scappato di mano? Oppure il timore di uno “sputtanamento” ha portato alla denuncia di quanto accaduto? Sarà il Tribunale dei minori a stabilire la verità.

img_5434-1Ad oggi abbiamo alcune certezze: il caso di Finale Ligure si risolse con l’assoluzione dei quattro studenti dall’accusa di violenza sessuale di gruppo e i fatti furono definiti come “una bravata inopportuna ma senza la volontà di abusare della compagna”. Tuttavia sebbene niente e nessuno potrà restituire alle famiglie quanto sopportato in quei mesi, oltre al danaro speso, questi ragazzi hanno imparato sulla loro pelle quanto la normativa sia eccessivamente sbilanciata a favore di presunte vittime, senza prevedere adeguate formule risarcitorie nei casi in cui le accuse si rivelassero infondate.

Proprio perché ogni caso rappresenta una storia a sé, occorrerebbe molta prudenza, specialmente quando si parla di reati commessi da minori: questo non conoscendo, peraltro, nel dettaglio tutti i particolari. Una prudenza che l’opinione pubblica, diretta da mass media più in cerca di clamore e di letture che di una reale volontà di informare, ha messo da parte, emettendo la propria condanna nei confronti di questi ragazzi. E se tra un po’ di tempo questo episodio dovesse essere archiviato? Se si dovrà parlare di una simulazione di reato sessuale, cosa che purtroppo accade più spesso di quanto non si immagini, la domanda sarà obbligatoria, chi è il branco?

 

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2 thoughts on “Opinione pubblica e media, il vero branco

  1. Gent.mo Ambrosini,
     avuto modo di leggere oggi il suo articolo, non le diró in quali vesti mi presento a  risponderle, perché non credo sia di fondamentale importanza….mi sento in dovere di commentare qualunque sia il mio ruolo, dato che anch’io sono padre ed in primis essere umano. Più di una cosa sarebbe da puntualizzare e correggere riguardo questa brutta vicenda, ma come bene sottolinea lei Ambrosini, se ne occuperà la Giustizia. La  prudenza dovuta dall’opinione pubblica non esiste e mai esisterá, in barba alla Carta di Treviso, ma soprattutto in barba agli “attori” coinvolti, e lo sa perché? Perché il bisness, l’odience e il miraggio di elevate tirature, offusca il reale obiettivo, ovvero la mera informazione. Nel suo articolo, dei tre punti elencati a dar una possibile spiegazione alla vicenda, due sono a favore dei ragazzi presunti stupratori. Quindi é così che funziona, ogni giornalista indirizza, forse anche inconsciamente,  il lettore verso la propria  chiave di lettura.
    Tutti se, ma, forse, processi alle intenzioni sterili che non portano a nulla, noi il branco sociale dovremmo educare i nostri figli, future generazioni, futuri uomini e donne, che le persone sono esseri umani dotati ognuno di una propria sensibilità, che nessuno può divenire il gioco dell’altro, che esiste il rispetto come forma di vita primaria, che un NO è un NO in qualsiasi momento venga detto. Abbiamo la responsabilità di educare i ragazzi a capire che, chi inneggia a qualsiasi forma di violenza, chi per omertà tace, chi si lascia convincere a compiere il male é colpevole tanto quanto il “branco”. Ecco cosa mi porta a commentarla egregio Ambrosini, la necessità di affiancare una corretta informazione pubblica ad un doveroso messaggio educativo. Grazie per l’attenzione.

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    • Caro Signor Roberto,
      innanzitutto la ringrazio per l’attenzione dedicata alla lettura di questo breve articolo. In questo piccolo blog di opinione il tentativo è sempre quello di dare una lettura delle cose un po’ differente da quello che l’informazione istituzionale ci propina.

      I motivi come ribadisce lei sono molteplici, tuttavia richiamando una vicenda accaduta poco tempo prima a Finale Ligure, conclusasi molto diversamente da come molti avevano immaginato, l’intenzione era proprio di fare appello ad una doverosa prudenza dell’opinione pubblica che troppo spesso si fa trascinare dalle maggioranze senza porsi domande.

      Per quel che riguarda le tre ipotesi paventate nell’articolo mi permetto di puntualizzare che non sono sbilanciate a favore dei ragazzi, semmai equamente distribuite. “Il gioco iniziato col consenso di tutti poi scappato di mano” sottintende che proprio perché qualcuno ha perso il controllo sono arrivati i ‘NO’,inascoltati, che descriveva lei.

      Certamente la voce del blog fuori dal coro rispetto alle opinioni lette, non soltanto sui media ma anche sui social, rischia in questo caso di essere interpretata come una difesa dei presunti stupratori, ma lei sembra per quello che scrive una persona intelligente e sono sicuro che avrà capito che c’è differenza tra richiamare alla prudenza ed esprimere un giudizio di condanna o di assoluzione. Grazie.

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