Salvini e Toti, tramonta il sogno di una destra normale

di Matteo Lai.

Con l’ormai lento ed inesorabile declino di Berlusconi e del berlusconismo, sembrava che finalmente, dopo circa un novantennio, anche l’Italia potesse avviarsi verso la nascita di una destra normale. Dopo il 1945, nel nostro Paese, il concetto di “destra” è sempre stato connesso al Fascismo. Questo nonostante i tentativi di Einaudi e di Malagodi, che portarono il PLI alle elezioni del 1963 a raggiungere il suo massimo risultato elettorale, sfiorando il 7%. Matteo-Salvini-e-Giovanni-Toti-al-PapeetePoi, il nulla fino al 1994, con la vittoria del centrodestra di Berlusconi, composto da tre “anime” che nulla avevano a che spartire con la tradizione classica del liberalismo o del conservatorismo europei: il “partito-azienda” Forza Italia, i secessionisti della Lega Nord e i post fascisti di Alleanza Nazionale. Una squadra che, riveduta e corretta, è giunta fino ai giorni nostri. Nulla di più distante da quanto sperato dal buon Massimo D’Alema che, nel 1995, auspicava un “Paese normale”: facendo poi la bicamerale con il Silvio nazionale, ma vabbè.

Oggi, ormai tramontati i leader di quel tempo, con Fini, Bossi e Berlusconi ormai dimenticati o sulla strada dell’oblio, con la Lega di Salvini che nonostante tutti gli sforzi non riesce ad imporsi come partito nazionale e si avvia più o meno di buon grado a diventare il gregario di lusso di ciò che sostituirà Forza Italia, soprattutto se a conduzione Giovanni Toti, ecco arrivare le foto che non ti aspetti. Toti Salvini PapeteQui, il ticket Toti-Salvini appare in versione vacanziera, al Papete di Milano Marittima. I due paiono più due ventenni (non per l’aspetto fisico, ma per l’attitudine mentale) dediti al rimorchio della cubista, piuttosto che a farsi foto e selfie con amici e conoscenti vari, nel loro caso, supporter o semplici curiosi. Nulla di male, ci mancherebbe. Non fosse per le pose dei protagonisti che male immagineremmo assunte da una Merkel, da una Theresa May, da un Cameron, da un Rajoy o anche da una Marine Le Pen. Pose, potremmo dire, tipicamente italiche, dove la sobrietà non si sa dove stia di casa ed è più importante far capire al proprio elettorato di riferimento quanto si sia fighi. Non come quei poveracci della sinistra, sempre tristi e con l’abbronzatura da camionista, e che ne prendono pure poca (di fiducia dal corpo elettorale, si intende).

Le foto dei super amici Toti e Salvini contengono diverse chiavi di lettura, antropologica, culturale e politica, che ognuno può, volendo, percorrere e valutare. Sicuramente le più interessanti riguardano il “nostro” Toti, il quale, da buon presidente della Regione Liguria, fa uno spot gigantesco alla romagnola Milano Marittima. Sempre il buon Toti, abbandonato il doppio petto dell’aspirante leader della destra italiana, si lancia nelle braccia del leader della Lega e del suo populismo, a metà strada tra il modaiolo e il ruspante. E’ forse il destino di tutti i leader (o aspiranti tali) della destra italiana, imbarcarsi – per poi magari affondare – in feste, festini, cene eleganti e party da spiaggia? O forse, invece, il giustificato timore di vedersi scippare il ruolo di capo in pectore del centrodestra da Stefano Parisi, già risultato sconfitto alle ultime elezioni comunali milanesi, ha giocato un brutto tiro a Toti?

Toti Salvini 4Probabilmente la seconda ipotesi è quella più veritiera e l’inopinata scelta del tramontante Berlusconi di puntare su un cavallo già risultato perdente sarà nefasta, non solo per il suo partito, ma anche per la Liguria, in primis, e per l’intero Paese, gettando tra le braccia della Lega uno dei pochi personaggi vincenti dell’ultima Forza Italia (e vincente, tra l’altro, in una terra che difficilmente guarda a destra), portandolo – probabilmente – ad assumere toni demagogici che, normalmente, non sarebbero stati nel suo dna politico. Proprio ciò di cui non si sentiva il bisogno.

 

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