8 agosto 1956, quando i negri eravamo noi

di Matteo Lai.

Marcinelle, Belgio, ore 8,10 del mattino. Un incendio fa riempire di fumo la miniera di Bois du Cazier. Errore umano o fatalità, come in tutte le tragedie fu una serie di eventi a rendere il fatto così devastante. Secondo quanto ricostruito – sebbene in maniera parziale e con diversi lati oscuri: nessuna delle tre inchieste ufficiali trovò una verità “univoca”-, fu la risalita di un ascensore con due vagoncini mal sistemati e sporgenti a provocare la rottura di una condotta di olio ad alta pressione, ma anche dei fili del telefono e dei cavi dell’alta tensione: un mix devastante. imageInoltre, essendo il fuoco divampato proprio nel pozzo di ingresso dell’aria, il fumo potè raggiungere ogni angolo della miniera. Quando finalmente i soccorritori poterono entrare nella miniera, contarono ben 262 vittime, di cui 136 italiani. Tra i lavoratori, solo 13 sopravvissuti, di cui sei feriti.

Tuttavia, la tragedia di Marcinelle non nasce quel giorno. Ha radici antiche che passano attraverso l’arretratezza atavica di una parte del nostro Paese, senza dimenticare la volontà delle varie classi politiche che si sono succedute di non voler offrire tutte le possibilità e gli stessi strumenti – almeno in prospettiva – prima a tutti i sudditi del Regno e poi ai cittadini della Repubblica, indipendentemente da luogo di nascita e di residenza. Ma nasce soprattutto dal famigerato Protocollo italo-belga, che prometteva 50 mila lavoratori italiani in cambio di carbone. Persone come merce, e viceversa.

img_4452Eppure, nonostante da quei fatti siano passati, almeno in termini storici, relativamente pochi anni, gli italiani sembrano essersi dimenticati quanto pesa il disprezzo per l’immigrato. Eppure i nostri connazionali hanno pagato, negli anni, prezzi pesanti. Come ad Aigues-Mortes, nell’agosto del 1893, dove morirono in nove, in un attacco contro lavoratori provenienti da Piemonte, Liguria e Lombardia. Oppure nei civilissimi Stati Uniti, i cui tribunali non solo si premurarono di far giustiziare Sacco e Vanzetti – italiani e per di più anarchici -, ma addirittura dichiararano gli italiani “non appartenenti alla razza bianca” (Alabama, 1922. Vedi l’articolo apparso sul Corriere a firma di Gian Antonio Stella “Vita da italiani d’America: bianchi soltanto di pelle) o ancora, i trattamenti disumanizzanti a cui erano sottoposti i nosti emigrati giunti a Ellis Island – tra tutti: segnare col gesso le persone il cui stato di salute, fosse anche solo per una gravidanza, necessitava di ulteriori acceramenti. Tutto questo senza passare per il dizionari dei nomignoli dispregiativi con cui siamo stati (e forse siamo ancora) indicati.

img_4453Facile immaginare la pronta risposta di chi non vuole essere avvicinato, neppure virtualmente, a chi oggi arriva nel nostro Paese: “Ma noi andavamo là per cercare lavoro”. In Italia, oggi, gli stranieri hanno generato 125 miliardi di euro di valore aggiunto, pari all’8,6% del PIL. Che siano portatori di delinquenza e malattie, poi, è un po’ una leggenda da sfatare, come lo erano quelle sul nostro conto.

Resta, quindi, la necessità per un popolo come il nostro – che ha visto il proprio Paese trasformarsi da terra di emigrazione a terra di immigrazione – di non cedere agli allarmismi e ai rigurgiti razzisti di chi, solo per i propri scopi elettoralistici, parla alla pancia delle persone.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...