Il terremoto e gli sciacalli… dell’informazione

di Osvaldo Ambrosini.

Quando si parla di terremoti, inevitabilmente torna attuale un’attività spregevole di alcuni esseri che, approfittando dell’assenza delle persone in quello che è rimasto delle abitazioni lesionate e danneggiate, si aggirano nelle borgate spesso deserte per appropriarsi indebitamente di oggetti di valore, abbandonati tra le macerie.
Probabilmente pochi gesti al mondo riescono a provocare istinti di vendetta peggiori di questo. Un fenomeno ricorrente, non esiste terremoto che non faccia registrare episodi di sciacallaggio, con l’inevitabile conseguente organizzazione di ronde per sorvegliare le abitazioni rimaste vuote.

imageEppure l’esperienza insegna che esiste qualcosa che supera in disumanità tutto questo. Per esempio le risate notturne nell’immediatezza del post terremoto dell’Aquila, nel 2009, tra costruttori e politici felici di immaginare il business della ricostruzione. Un’evoluzione della specie, rispetto al ladruncolo che, per lo meno aggirandosi tra le macerie delle case abbandonate, corre il rischio di rimanere ucciso sotto il crollo improvviso di qualche casa lesionata oppure vittima di un meritato linciaggio, se scoperto da qualche residente.

Ma su questo terreno ormai la concorrenza è illimitata, i social network riescono molto spesso a mettere in evidenza il peggio della razza umana. Così anche durante il dolore e lo shock di una tragedia del genere è possibile leggere il prete o il razzista da tastiera che s’incazza perché gli extracomunitari vengono ospitati negli appartamenti o negli hotel mentre gli italiani dormono dentro le tende. Oppure ci sono quelli che vorrebbero che i migranti fossero utilizzati tra le macerie per scavare con le mani salvando le vite agli italiani, senza capire che l’intervento dei soccorritori, quando non avviene all’interno di un sistema organizzato di soccorso composto da persone formate, non è soltanto inutile ma risulta soprattutto dannoso.

imageTuttavia nella speciale classifica degli sciacalli professionisti occupa un posto, sul podio, l’informazione dei media, sempre in prima fila per raccontare una tragedia, mostrare un ferito (meglio se bambino), un morto o mandare in onda la classica intervista ai parenti superstiti. Ha destato molta impressione a tal proposto una troupe televisiva (della RAI?) che ha mandato in onda il dialogo tra un soccorritore e una donna ancora sotto le macerie. In attesa di essere estratta, veniva esortata a farsi la pipì addosso nel caso ne avesse avuto lo stimolo. Cose normali in caso di emergenza, tuttavia anche alla tv-verità andrebbe posto un limite, una fascia di rispetto della riservatezza e del dolore delle persone che, se oltrepassata, dovrebbe portare a delle sanzioni, ma tant’è.

Se si escludono i politici di turno che, più o meno sinceramente, si uniscono al cordoglio degli italiani presenziando sui luoghi delle disgrazie, il campione olimpico in sciacallaggio, il Phelps della specialità per intenderci, è senza rivali Bruno Vespa. Direttamente dal salotto più famoso della TV di Stato, dopo l’intervista ai Casamonica, al figlio di Totò Riina (neo scrittore) ed all’esplicazione di tragedie su ameni plastici, il celebre giornalista sfodera un pensiero economico che al confronto le teorie keynesiane appaiono come balbettii di un bambino: “Il terremoto può essere considerato un volano per il rilancio dell’economia di questi territori”. Questo in sostanza il Vespa pensiero. Circa 250 persone di quei luoghi, tra cui anche numerosi bambini, non potranno vedere realizzarsi le teorie di questo ‘maestro’ dell’economia.

In un paese normale contrastare il fenomeno dello sciacallaggio, a tutti i livelli, dovrebbe rappresentare una priorità. Iniziare ad introdurre alcune limitazioni a quanto malamente viene diffuso dalla TV di Stato, in occasione di ogni tragedia o disgrazia, non dovrebbe risultare un’impresa impossibile. In attesa di riuscirci compiutamente, si potrebbe iniziare mettendo a riposo il Re del salotto in seconda serata, che negli anni si è guadagnato a pieno titolo un ‘D.A.Spo.’ dall’informazione senza precedenti.

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