La maledizione altrui del savonese  

di Matteo Lai e Osvaldo Ambrosini.

Savona città conta circa 60 mila abitanti, considerando anche i residenti dell’intera provincia la cifra sale a circa 280 mila. A questi potremmo aggiungere, esagerando, altri 100 mila savonesi che negli anni per motivi diversi si sono trasferiti altrove. In tutto insomma i savonesi nel mondo, facendo un calcolo approssimativo per eccesso, non superano le 400 mila unità, numero infinitesimamente piccolo se confrontato al totale della popolazione mondiale (che supera ormai la quota di 7 miliardi).

imageEppure molti di noi si saranno accorti di una particolarità: ogni qual volta accada una tragedia, sia questa dovuta ad un attentato, ad un evento naturale o ad un incidente, troveremo sempre un’intervista o un racconto nelle cronache, di un savonese superstite, sopravvissuto o scampato ad un disastro, che per pura fatalità passava da quelle parti. Questo soltanto un breve elenco di alcuni degli episodi in cui alcuni savonesi erano presenti o comunque nelle immediate vicinanze: attentato di Parigi del novembre 2015, in quello di Bruxelles del marzo scorso, sulla Promenade di Nizza a Luglio, nel museo Bardo in Tunisia nel marzo del 2015, in Mali nell’attentato del novembre del 2015, a Nairobi in Kenya nell’attentato del settembre del 2013, in Egitto nel novembre del 2015, nell’attentato nel resort sulle spiagge della Tunisia (Sousse) nel giugno del 2015, attentato di Ankara in Turchia di circa un mese fa, ciclone nel pacifico nel marzo del 2015 e ultimo, in ordine di tempo, l’esperienza di alcuni savonesi nel terremoto che ha colpito le province di Rieti e Macerata.

imageSono ormai troppi gli episodi per poter ritenere che tutto questo dipenda soltanto da circostanze fortuite, ci dev’essere un’altra spiegazione. Tra le ipotesi più accreditate si fanno avanti principalmente due teorie. La prima mette in discussione i numeri, i savonesi nel mondo in realtà sarebbero molti di più di quelli indicati. Una cifra di poco inferiore alla popolazione cinese. Questa teoria effettivamente, se confermata, spiegherebbe il perché della frequenza così elevata con cui nostri conterranei si trovino sempre in mezzo ai disastri. Galileo in effetti sosteneva che la sfortuna non esiste, è solo un errore di calcolo.

La seconda teoria invece ha un approccio molto meno scientifico rispetto alla prima. Pone l’attenzione in modo particolare ad una caratteristica insita nei savonesi, quella di essere dei menagrami professionisti, insomma di portare una gran sfortuna. Con l’attenuante di essere iettatori di presenza, ovvero portar sfortuna sì ma in maniera involontaria, distinguendosi per questo dallo iettatore d’intenzione. Sebbene sia un criterio molto superficiale la serie degli episodi porta effettivamente a pensare che ci possa essere un fondo di verità.

imageTuttavia, la realtà potrebbe essere un’altra. Da sempre il savonese medio si vanta di essere al centro dei fatti storici: dai natali di Colombo all’ombra della Torretta fino a Pertini, passando per fatti che lasciano maggiori dubbi e sfociano nella leggenda, come il passaggio di San Pietro nel ponente savonese. Ecco, l’esserci nei momenti storici più importanti (magari perché cugini del boia di Luigi XVI o amici del fratello di un lontano parente di Kennedy) è la vera chiave di lettura: il savonese “sente” l’avvenimento, in maniera inconscia e, con spirito di branco, sa che almeno uno di noi dovrà presenziare. A questi nostri fratelli e concittadini, che piantano la “bandierina” sulla notizia, non possiamo che dire: grazie, eroi!

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