Savona, la “cena in bianco” resta sullo stomaco

di Matteo Lai.

Su queste pagine (virtuali) abbiamo già trattato della cosiddetta “cena in bianco”. Quest’anno ci siamo ripromessi di non riprendere l’argomento. Nonostante il continuo sentore di “puzza sotto al naso” che questa iniziativa continua ad emanare. Nonostante l’arroganza degli organizzatori che – per la prima volta – hanno scelto di svolgere l’iniziativa non in uno spazio chiuso al traffico, ma in una pubblica strada, e che pubblica strada: via Paleocapa, l’arteria Femorale di Savona, con tanto di interdizione della circolazione a partire dalle 17, con conseguente rimozione dei veicoli lasciati lì dai proprietari più sbadati. E infine, nonostante la continua mancanza di senso che continua a mostrare ai nostri, sicuramente provinciali, occhi. Tuttavia, il fatto che un nemmeno troppo esiguo numero di nostri concittadini abbia deciso di acconciarsi come sposine (o gelatai) non può non farci riflettere.

imageMa a lasciare interdetti sono state le dichiarazioni, rilasciate alla stampa locale dalle organizzatrici. Rivendicando il successo dell’evento, le nostre eroine hanno chiosato: “I bambini, tanti e felici, che correvano e giocavano con i palloncini, le forze dell’ordine, pazienti e sorridenti, che hanno vegliato su di noi per tutto il tempo. Queste sono le cose che mi sono rimaste negli occhi e nel cuore”. Ditemi pure che sono cinico ed insensibile, ma una frase simile non può che farmi salire la glicemia oltre i livelli di guardia. Immagini che, più che ad una privata iniziativa che parecchi disagi ha arrecato alla cittadinanza, maggiormente si attanaglierebbero ad un cinegiornale della disciolta Repubblica Democratica Tedesca (DDR).

imageAlla nuova amministrazione, che pare aver partecipato con una nutrita pattuglia capeggiata dal sindaco Ilaria Caprioglio, ci permettiamo umilmente di consigliare di non esporsi in iniziative dalla dubbia ricaduta di immagine: la scorsa Giunta era una ‘habituée’ e si sa come è finita. Alle organizzatrici, invece, rivolgiamo nuovamente un appello: provate – per un anno almeno – a non utilizzare come palcoscenico del vostro evento il centro cittadino. Molte periferie sarebbero ben liete di essere, per una sera, al centro delle cronache cittadine: mondane, per una volta.

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