Careghe alla savonese

di Osvaldo Ambrosini.

L’ultima volta che il centrodestra ha fatto parlare di sé, in tema di sedie, si era ancora ai tempi del Governo Monti, gennaio 2013, quando un Berlusconi in grande ‘spolvero’, ospite a La7 in una puntata di Servizio Pubblico condotta da Santoro (record di share per l’occasione tra l’altro), prima di accomodarsi sulla sedia, precedentemente occupata dal giornalista Travaglio, la pulì in segno di decontaminazione.

berlusconi-pulisce-sediaOggi a Savona sono sempre le sedie protagoniste. Questa volta però il centrodestra, che guida l’amministrazione comunale da circa tre mesi, ha deciso di non concederle più come avveniva in passato, gratuitamente, in occasione di manifestazioni culturali organizzate da privati. La giustificazione ufficiale sembra sia la sopraggiunta usura delle stesse e la conseguente mancanza di un’adeguata sicurezza per le persone, condizione che ne avrebbe suggerito un più parsimonioso utilizzo. In verità l’obiettivo sarebbe stato quello di interrompere una serie di corsie privilegiate di cui disponeva una nota libreria del centro, organizzatrice della maggior parte delle iniziative culturali che si svolgono in città, il tutto senza scopo di lucro.

Pur tuttavia appare in questo caso che a subirne le conseguenze negative di una scelta poco condivisibile non sia solamente la libreria in questione, ma la collettività e la libera informazione. Infatti, sebbene l’incontro di giovedì prossimo organizzato dal comitato del no (alla riforma costituzionale) in piazza Sisto IV non sia stato revocato, la mancanza di posti comodi sui quali poter seguire il dibattito potrebbe scoraggiare buona parte del pubblico che in città, si sa, non è proprio giovanissimo.

delibera-savonaSe la delibera incriminata, risalente al 2010, appare oggi esplicitamente a favore di alcuni e correttamente si ritiene giusto intervenire per ripristinare regole uguali per tutti, appare tuttavia penalizzante un intervento di questo genere. Forse sarebbe stato meglio intervenitre con aperture maggiori per favorire il più possibile la libera concorrenza, anche nel campo delle iniziative culturali. A fronte di più richieste contemporanee si sarebbero quindi potuti stabilire criteri di uguaglianza continuando a concedere queste benedette sedie.

Così facendo invece appare solo un dispetto a sfondo politico, come se la libreria fosse la sede di un partito. Niente di più sbagliato.

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