Ciampi, un italiano straniero in patria

di Matteo Lai.

L’Italia dice addio a Carlo Azeglio Ciampi, la cui storia è paradigmatica di come un italiano – che si senta profondamente e realmente tale – possa solo essere considerato uno straniero, dai suoi stessi compatrioti. Un personaggio che rischia di essere ricordato unicamente, dai più, per essere stato presidente della Repubblica, nonostante un percorso unico.
ciampi-3Studente di Lettere alla Scuola Normale di Pisa, venne arruolato come tenente del Regio Esercito nel 1941 e inviato in Albania. In Italia dopo l’8 settembre 1943, decise di non aderire alla Repubblica Sociale. Dopo il fallito tentativo di ricongiungersi con l’esercito cobelligerante, ovvero i soldati italiani che avevano deciso di proseguire la guerra al fianco degli Alleati, “prese la strada dei monti” e si unì alle formazioni partigiane in Abruzzo.

La sua strana italianità è già scritta nella sua scelta antifascista, opterà infatti per aderire al Partito d’Azione: formazione politica che, nonostante le idee decisamente interessanti ed all’avanguardia, forse proprio per questo non riuscirà mai a penetrare nella coscienze e nelle preferenze elettorali, sciogliendosi – in un vero e proprio psicodramma – già nel 1947. Dopo quella che, immaginiamo, sia stata una grande delusione per un progetto imponente ma miseramente fallito, Ciampi non aderirà più a nessun partito. Resterà invece iscritto alla Cgil fino al 1980.

ciampiTerminata la guerra, dopo un breve periodo passato dietro la cattedra, entra in Banca d’Italia. Qui resterà fino al 1993, passandovi 47 anni di cui 14 da governatore. Per certi versi, Ciampi è stato l’uomo delle crisi: prese in mano le redini della Banca nazionale dopo lo scandalo Sindona, quando l’istituzione era screditata e in grave difficoltà. Venne chiamato al governo nell’aprile 1993, dopo la stagione delle stragi e in piena Tangentopoli, mentre il sistema politico della “prima repubblica” moriva. Primo presidente del consiglio nominato al di fuori del Parlamento, fu anche il primo ad aprire alla presenza di ministri oltre l’area Dc-Psi-Psdi-Pri-Pli, nominando tre esponenti del Pds (Vincenzo Visco alle Finanze, Augusto Barbera ai Rapporti con Parlamento, Luigi Berlinguer all’Univerità) ed uno dei Verdi (Francesco Rutelli all’Ambiente). L’esperimento fu però di breve durata. I quattro si dimisero già il 4 maggio 1993, dopo che la Camera aveva negato l’autorizzazione a procedere per Bettino Craxi.

carlo-azeglio-ciampi-2Ciampi sarà poi ministro del Tesoro dal 1996 al 1999, nei governi Prodi e D’Alema, prima di essere eletto alla Presidenza della Repubblica, addirittura alla prima votazione, con 707 voti su 1010 elettori: una maggioranza trasversale che univa centrodestra e centrosinistra, con l’eccezione di Lega Nord e Rifondazione Comunista. Particolarmente curioso il mancato sostegno del Prc a Ciampi, considerato che nelle giornate che precedevano l’inizio delle votazioni era stato proprio l’allora segretario di Rifondazione, Fausto Bertinotti, a proporre il nome dell’ex governatore della Banca d’Italia, ritirandosi poi quando sul “suo” candidato avevano deciso di convergere tutti gli altri.

Ciampi risulterà poi uno dei presidenti più amati, secondo solo a Pertini. Aiuterà le masse a riscoprire i valori del Risorgimento, della Resistenza e del Tricolore. Bossi e i suoi accoliti non lo ameranno mai. Per questo non potevamo, oggi, non aspettarci il tristo coccodrillo twittato da Salvini, che non perde occasione per gettare fango su un personaggio al quale, forse, avrebbe solo potuto allacciare le scarpe. Duole anche leggere sui social – amplificatori dell’ignoranza – tutti coloro che gioiscono per la morte di un grande uomo “colpevole” di aver permesso l’ingresso dell’Italia nell’Euro oppure perchè titolare – a loro dire – di una “pensione d’oro”. Avvoltoi che possono dire di aver divorato il leone, solo perchè lo hanno già trovato morto. Oggi l’Italia non può più dire di essere in grado di esprimere persone di quel livello e di tale dirittura morale: eppure ne avremo disperatamente bisogno.

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