Sulcis, una Vado Ligure che ce l’ha fatta

di Matteo Lai.

Ricordo quando, pochi anni fa, il Sulcis Iglesiente veniva rappresentato come una zona depressa in una regione depressa, la Sardegna. Le miniere chiudevano una dopo l’altra, gli operai si arrampicavano sulle ciminiere per far conoscere la crisi anche a livello nazionale. Carbonia, città nata negli anni ’20 del Novecento, sembrava non dover sopravvivere al secolo che l’aveva vista costruire e – nomen omen – all’attività che ne era ragione di esistenza.

sulcisOggi quel pezzo di Sardegna sembra essersi messo alle spalle il passato e, liberatosi dal pesante fardello minerario, ha saputo riappropriarsi della “Costa delle Miniere” che regala scorci e viste incredibili, oltre a un mare cristallino. Tutto questo riuscendo a non pagare, finora, un prezzo troppo elevato all’appetito dei costruttori, come invece avvenuto in altra parti dell’isola.

Questa lezione appare abbastanza eloquente, salendo su una delle colline che attorniano la rada di Vado Ligure: qui l’ecomostro della piattaforma Maersk continua a divorare metri di mare, prossima ventura grande e inutile opera, di una nascente autorità portuale – quella di Genova-Savona – che di porto contenitori ne vanta già uno, sottoutilizzato. Considerata, inoltre, l’attenzione che i genovesi hanno sempre riservato per il porto della Torretta (furono i primi fautori di una piattaforma ante litteram, interrandolo), è facile pensare a quali fasti andrà incontro l’ex port authority savonese.

piattaformaConsiderata la crisi annosa dell’industria savonese, che ha travolto anche colossi come la centrale termoelettrica di Vado Ligure e Bombardier, forse sarebbe stato meglio lasciare aperta la porta per un ‘piano B’. Con un minimo di lungimiranza si sarebbe potuto fare. Non si è voluto. D’altra parte la classe politica locale sembra avvezza a quanto diceva Samuel Beckett: “Ho provato, ho fallito.Non importa, riproverò. Fallirò meglio”.

 

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