Il fascino discreto delle democrazie 

di Osvaldo Ambrosini.

In attesa del referendum costituzionale del 4 dicembre, che sta letteralmente spaccando il Paese più intorno alla figura del Premier che sui reali contenuti della riforma, si assiste in Italia ad una discussione sull’efficacia dello strumento referendario in quanto tale, ovvero la massima espressione delle democrazie. La sensazione, a sentir parlare alcuni autorevoli “democratici”, è che sia preferibile una oligarchia decisamente più adatta a snellire iter legislativi e, forse, è anche un po’ questa la direzione intrapresa dalla riforma Boschi.

img_0956Tuttavia proprio in questi giorni si è votato in due Paesi molto distanti tra loro, sia geograficamente che per quesiti referendari. Nell’europea Ungheria, guidata da un leader, Orban, molto simile al nostro Salvini, il governo richiedeva mandato ai cittadini per poter negoziare con Bruxelles le quote di eventuali migranti da accogliere declinando, se necessario, l’invito a concedere disponibilità di centri di accoglienza, proseguendo sulla strada della costruzione di muri e barriere già ampiamente intrapresa. Era chiaro fin da subito che si sarebbero mobilitati soprattutto i sostenitori contrari all’accoglienza. Il “no” ha stravinto con una percentuale superiore al 90%. Un piccolo particolare, il referendum non avendo raggiunto il quorum, non ha valore. Evidentemente i favorevoli hanno preferito restare a casa, come spesso succede in questi casi, per non fare il gioco del no.

img_0958In Colombia invece l’esito più sconvolgente di un referendum popolare. Sostanzialmente serviva il consenso della cittadinanza per ratificare l’accordo di pace stipulato con il gruppo belligerante FARC il 26 settembre scorso, necessario per porre fine ad un conflitto lungo oltre 50 anni. Ebbene il no ha prevalso anche questa volta, di poco 50,24% con un affluenza inferiore al 40%, anche se in questo caso il quorum non era richiesto. Non si ricordano peraltro esperienze recenti in cui un armistizio, per quanto atipico, sia dovuto passare sotto l’approvazione popolare.

Due vicende molto diverse tra loro, in cui in entrambi i casi il popolo ha scelto di non seguire i consigli caldeggiati dai rispettivi governi. È accaduto mesi fa anche per la Brexit e potrebbe verificarsi in caso di vittoria del no il 4 dicembre in Italia. In attesa di un’oligarchia di fatto, questa è l’altra faccia della democrazia.

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