Il fasciocomunista

di Matteo Lai.

In questi anni stiamo assistendo a un fenomeno curioso. La destra – italiana e mondiale – sta subendo un innamoramento per quello che dovrebbe essere, storia alla mano, il suo peggior nemico. Eh sì, stiamo parlando di Vladimir Putin, personaggio al quale vengono attribuite sui ‘social’ frasi che, in realtà, neppure lui si sarebbe mai sognato di dire. Un uomo cresciuto a pane e comunismo, che dovrebbe essere quanto di più distante dalla “sponda destra” che tanto lo idolatra.

putin-2Già perché il nostro Putin non solo è un ex ufficiale del KGB, il servizio segreto dell’URSS, ma è anche colui che – tanto per dire – ha fatto rimettere la falce e martello nel simbolo di Aeroflot, la compagnia di bandiera russa, o che ha reintrodotto l’inno sovietico, con le parole modificate – ma, attenzione! – da Sergej Michalkov, già autore dei testi degli inni sovietici del 1944 e del 1977. L’amore per l’uomo più potente della Russia investe tutta la destra nostrana, dal tramontante Berlusconi – che forse per primo “sdoganò” Putin – fino all’ultimo degli elettori.

Già perché Putin è il ‘comunismo senza comunismo’, ovvero un sistema fortemente autoritario, dove non è concepito il dissenso, ma senza la pretesa di una società di eguali e di giustizia sociale, anzi: proprio il contrario. E a una destra che non ha mai perso il fascino per l’uomo forte, questo non può certo dispiacere.

 

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