Elezioni americane: un attacco di cuore collettivo 

di Osvaldo Ambrosini.

Forse la sintesi migliore di queste elezioni americane l’hanno resa i Green Day ieri durante la premiazione degli MTV Emas a Rotterdam. Il cantante della band americana, Billy Joe Armstrong, ha sintetizzato in poche parole la situazione elettorale del suo paese a due giorni dall’elezione del nuovo presidente: “È davvero bello essere in Europa in questo momento, –ma più di tutto è bello essere fuori dall’’America per un attimo a causa di queste orrende elezioni. Il nostro Paese sta per avere un attacco di cuore collettivo””.
trump-hilaryPer anni abbiamo definito un’americanata un qualcosa di eccessivo, di fuori luogo o addirittura di cattivo gusto. Bene non esiste un’americanata più americanata di questa campagna elettorale tra il repubblicano Trump e la democratica Clinton. Al confronto quella referendaria che sta spaccando il nostro Paese, appare come una disputa tra dilettanti dell’avanspettacolo. Due candidati alla Casa Bianca per motivi differenti impresentabili e, per alcuni aspetti, addirittura imbarazzanti.

hilaryDa una parte la moglie di un ex presidente che, in caso di vittoria, sederà nella stessa stanza orale, scusate, ovale, occupata in precedenza dal marito Bill che vi ospitava senza troppi problemi stagiste spregiudicate. Inoltre preoccupa, e non poco, il suo essere a favore del turboliberismo, maggiore responsabile del declino europeo (ed in particolare italiano) fatto di piccole aziende. Nello stesso tempo avere dalla propria parte l’appoggio dei poteri economici mondiali, Goldman Sachs, JP Morgan e George Soros, anche in qualità di sponsor della campagna elettorale, lascia poco spazio a favore di politiche attente al ceto medio-basso. A questo si aggiunga anche la volontà di un interventismo americano ancor maggiore di quello attuale nelle zone calde del pianeta per rendere l’egemonia a ‘stelle e strisce’ ancor più estesa.

img_5711Dall’altra un personaggio che assomiglia per più di un aspetto a quello che ha segnato il primo ventennio della nostra “seconda Repubblica”: un esuberante miliardario, amante degli eccessi, sessista, misogino e razzista. Per lui parlano le affermazioni: “Hillary Clinton non riesce a soddisfare suo marito, cosa ci fa credere che potrebbe soddisfare gli Stati Uniti?”. Oppure “Quando sei una celebrity le donne non ti dicono di no” o ancora, riferendosi alla propria figlia, “Va bene se la chiamano pezzo di f…, è molto sensuale” o addirittura quando accusò Obama di essere il fondatore dell’Isis e Hilary Clinton di esserne cofondatrice.

Insomma l’attacco di cuore collettivo si estenderà inevitabilmente a tutti gli abitanti del pianeta, perché le elezioni americane riguardano tutto il sistema politico ed economico mondiale. Tuttavia per salvarsi la propria coscienza gli americani hanno un’unica opzione: il voto contro. Tirate le somme sarà probabilmente meno dannoso votare Hilary, significherà per lo meno non consegnare un giocattolo chiamato Stati Uniti d’America nelle mani di un irresponsabile bambino attempato capriccioso di nome Donald Trump.

clinton-trump

 

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