Elezioni provinciali savonesi, la pelle dell’orso

di Matteo Lai.

Quando, nel 2014, si decise di soffocare lentamente le Province, si fece un’operazione molto semplice: quella di vendere la pelle dell’orso prima di averla ucciso. Si tagliarono i trasferimenti senza diminuire le funzioni delegate, si fecero smobilitare i dipendenti e si cancellò l’elezione diretta di consiglieri e presidente. Un ‘mix’ che tra la cancellazione del momento democratico del voto e l’impossibilità di svolgere i propri compiti, aveva il compito di paralizzare un ente bistrattato e costretto, nei fatti, a diventare inutile suo malgrado. Un delitto perfetto messo in atto dal Pd renziano sospinto dai populismi del M5S. Renzi, Boschi e compagnia credevano infatti che gettare nel calderone della riforma costituzionale un ‘taglio’ così popolare, lo avrebbe reso a prova di referendum. Il 4 dicembre abbiamo visto come, invece, è andata a finire.

img_1540A breve si voterà per la seconda volta per le province con il metodo voluto da Delrio e Renzi: un sistema che prevede che gli elettori siano sindaci e consiglieri comunali che, scelgono loro pari tra i candidati in lizza. Qui ogni elettore ha un peso diverso, a seconda del Comune in cui risulta eletto. Inoltre solo i sindaci possono aspirare a diventare presidenti di Provincia. Un sistema farraginoso e poco comprensibile dalla cittadinanza, proprio in momenti in cui la trasparenza è, se non tutto, molto.

Per le prossime elezioni savonesi sono in campo tre liste: Uniti per la Provincia, made in Pd, Cambiamo la Provincia, di centrodestra, e Il Levante per la Provincia, localista ma targata Partito Democratico. Impossibile o quasi, con le regole attuali, la realizzazione di liste espressione di altri partiti e movimenti, compreso il M5S. Il verdetto, con gli elettori che già sono espressione di forze politiche e con il ‘voto ponderato’ è praticamente scritto, fatte salve sorprese dell’ultimissima ora. Tutto ciò condito dal fatto che in questa tornata non sarà eletto il presidente, visto che questo resta in carica 4 anni, a differenzia del consiglio, che rimane in vigore per un biennio: un’ulteriore anomalia, nel sistema italiano, con un organo – di secondo livello – con un sistema presidenziale ‘puro’. Pazzesco.

vaccarezza giulianoNel frattempo, nonostante il fallimento della “riforma” Renzi-Boschi, lo smantellamento delle Province è un fatto. Intanto, resta da vedere che fine farà la legge che ha provato a metterle, se non in soffitta, in solaio. Non va infatti dimenticato che la legge 56/2014, al coma 5 del primo articolo, recita: “In attesa della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione”: attesa vana, ormai. Forse le Province sopravviveranno a Renzi e soci. Bisognerà vedere a quali condizioni.

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