Le colpe dei padri

di Matteo Lai.

Bisogna avere il coraggio di ammettere che quella dei nostri genitori – ovvero, considerando almeno i nati dagli anni ’50 in poi – non è stata una gran generazione. Fruitori di diritti (specie in campo lavorativo) ottenuti dalle lotte di altri, non li hanno saputi tutelare. Anzi. Complice anche il mutato clima politico, dove non c’era più il pericolo che i comunisti – nostrani o sovietici – ammaliassero i lavoratori, a partire dagli anni ’90 abbiamo assistito a un progressivo peggioramento delle condizioni del lavoro, invertendo un’onda lunga di miglioramenti (con qualche stop e altrettante ripartenze) quasi bicentenaria. Tutto questo nell’indifferenza quasi generali, con timidi vagiti di resistenza subito sopiti dal mantra del “moderno mercato del lavoro”.

in-viaggio-con-papaTuttavia, se i nostri padri hanno vissuto l’età dei diritti e se la sono fatta sfilare da sotto al naso (quando addirittura non sono stati complici di tale distruzione), bisogna ammettere che noi “figli” rischiamo di non essere da meno. Dal lavoro a voucher al Jobs Act (povera lingua italiana…), passando per le sentenze della Cassazione che stabiliscono che licenziare per aumentare i profitti è lecito, ci stiamo regalando – e stiamo donando a chi verrà dopo di noi – un mondo del lavoro terrificante, dove ricatto e sfruttamento sono le parole d’ordine.

Sarebbe quasi il momento di smettere di essere “leoni da tastiera” dietro a un computer, per tornare ad essere protagonisti del nostro destino.

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