Europa, figuraccia a Cinque Stelle

di Matteo Lai.

Quando Grillo ha annunciato il referendum sulla rete – novello plebiscito e forma di partecipazione principale del M5S – per l’adesione all’eurogruppo dell’ALDE, in molti sono saltati sulla sedia. Probabilmente, infatti, i liberaldemocratici sono i più distanti dalle idee pentastellate. Europeisti senza se e senza ma, tra i più caldi promotori dell’Euro, fautori della “hard Brexit”, ossia di un’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea che sia il più penalizzante possibile, vantano tra i supporter italiani personaggi del calibro di Mario Monti. In precedenza ha ospitato – tra i partiti nostrani – la Margherita, il Partito Democratico (dal 2007 al 2009, prima della svolta “socialista”), l’Italia dei Valori di Di Pietro e l’ApI di Rutelli. Attualmente non ci sono europarlamentari italiani iscritti all’ALDE. Sarà stato forse quest’ultimo particolare, oltre alla paura di rimanere in mano col cerino acceso in un gruppo morente – considerata la (più o meno prossima) dipartita dell’UKIP -, a spingere Grillo verso questi lidi? Mette male dirlo. Quello che è certo è che questa partita è stata giocata malissimo, per almeno quattro motivi.

img_1450Primo. Tra l’annuncio della notizia e l’indizione della consultazione è passato pochissimo tempo. L’impressione che si è avuta è che ci fosse la chiara volontà di prendere una decisione prima che le polemiche divampassero, o almeno raggiungessero un livello tale da raggiungere una platea indiscriminata di soggetti. Un fatto che rende ancora di più evidente come – ancora ed in gran parte – i militanti del Movimento siano persone che aderiscono fideisticamente al verbo che viene dai vertici. Un gioco che, alla lunga, può rivelarsi pericoloso e ritorcersi contro chi lo pratica.

img_1448Secondo. Premesso che – ancora oggi – Cinque Stelle e UKIP per la loro natura sono ancora i due movimenti che, in Europa, sembrano aver maggiori assonanze, la scelta dell’Eurogruppo avrebbe dovuto coinvolgere maggiormente la base, proprio per la tanto pubblicizzata regola “Uno vale uno”. Sicuramente esistono gruppi che avrebbero connotazioni più simili, rispetto all’ALDE: ad esempio i Verdi che, però, sarebbero rimasti perplessi dai legami tra i grillini e la Casaleggio Associati.

Terzo. L’accordo tra Guy Verhofstadt, presidente ALDE, e Grillo, da “patto storico” si è trasformato nella classica “tempesta perfetta”, lasciando con le ossa rotte entrambi. Il tavolo è saltato mostrando come l’impronunciabile belga, di fatto, non abbia il controllo del proprio eurogruppo e come i liberaldemocratici europei considerino corpo estraneo i pentastellati, a differenza dei populisti spagnoli di Ciudadanos. A uscirne peggio è stato però il comico genovese, lasciato a metà di un guado già di per sé difficile da percorrere (e da far accettare ai suoi).

img_1449Quarto. Per usare un termine “alla moda” in questi giorni, il partito “liquido” di Grillo, al momento dell’istituzionalizzazione (fase attraverso la quale passano obbligatoriamente tutti i partiti e movimenti, pena l’estinzione) mostra diverse problematiche. L’aver messo, in uno stesso contenitore, chi cercava una risposta all’assenza di sinistra in questo Paese, con chi ha accarezzato – e accarezza ancora – idee leghiste e di destra, non può portare – a lungo termine – a nulla di buono. L’antieuropeismo di pancia, l’essere contro il sistema in tutte le sue forme, giudicare la politica come fonte di ogni corruzione, non può portar frutti, per chi nell’agone politico vive.

L’ansia di cambiamento, unita anche a una profonda rabbia per la crisi e per il momento difficile, ha portato il Movimento 5 Stelle a prosperare, a danno dei cosiddetti partiti tradizionali. E’ il momento, per i Pentastellati, di dimostrare di essere qualcosa di diverso da un mix tra una società privata, una setta di ottimati e un gruppo di populisti. Se non riuscirà in questa sfida, lo sfaldamento è assicurato. Diversamente, se saprà superare questo momento, potrà legittimamente candidarsi alla guida del Paese.

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